Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 7 aprile 2013

7 Aprile 1994 - 7 Aprile 2013 (Rwanda)

Oggi e' stata una domenica tremenda. Avevamo grossi problemi con i generatori, e questo ha aumentato la tensione che ha caratterizzato tutta la giornata. 
Non e' stata una vera domenica ma un giorno di superlavoro. Siamo riusciti a partecipare alla Messa, ma poi tutto si e' susseguito in maniera caotica, con pranzo velocissimo alle 16.45, prima di rientrare ancora in sala. 
Sono stati cesarei, ma anche un addome acuto da ascesso pelvico, una brutta ustione e tanti raschiamenti uterini. 
I parti naturali sono stati tantissimi. anche l'ambulatorio era pienissimo. 
Poi verso sera e' arrivato un giovane massacrato sulla testa con la panga. Una lesione tremenda che gli ha portato via mezza faccia e l'orecchio sinistro. Lo abbiamo suturato con pazienza, cercando di arrestare le emorragie arteriose, di rimettere il padiglione auricolare al suo posto, e soprattutto di ricostruire il meato uditivo, spezzato in due dalla "pangata". 


 
Proprio questo ennesimo atto di violenza con machete mi ha riportato con la mente al Rwanda: il 7 aprile e' l'anniversario dell'inizio del terribile genocidio che ha segnato la storia di quel Paese e la coscienza di tutto il mondo. 
Ho degli amici a Kigali, che oggi mi hanno mandato un messaggio ricordandomi il giorno in cui ho visitato il mausoleo del genocidio insieme a loro. 
Era il 2004, decimo anniversario della follia. Mi hanno detto che oggi e' stato acceso il bracere che sta nel cortile del mausoleo, e che la fiamma ardera' per 100 giorni, a ricordo delle vittime di quel terribile genocidio che duro' appunto all'incirca quel periodo. 
I miei amici hanno tutti dei parenti dispersi che essi immaginano nelle fosse comuni che si trovano nel sottosuolo del mausoleo. 
Mentre suturo la faccia di questo giovane uomo, cerco di immaginare che cosa sara' stato il lavoro di un ospedale qualunque del Rwanda in quei mesi di pazzia e di sofferenza indicibile. 
Ho risposto al messaggio dei miei amici rwandesi con le semplici parole che avevamo letto sul braccialetto ricordo del mausoleo stesso: "never again. this is our prayer". 
Ho anche promesso loro che avrei scritto qualcosa sul blog, in modo che il mondo non dimentichi mai un orrore simile. 
Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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