Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 8 aprile 2013

Condoglianze al C.C.M. (Comitato cooperazione medica)

Per uno strano insieme di circostanze non sono venuto a sapere della morte del Prof Giuseppe Meo, se non ieri quando ho letto l'articolo apparso su Missioni Consolata. 
Le comunicazioni sono proprio strane anche in era informatica, in quanto ero al corrente del suo tumore al pancreas e del grandissimo intervento a cui era stato sottoposto, perchè un volontario che conosce lui e me aveva pensato di comunicarmelo. 
Invece non ho saputo della sua dipartita avvenuta il 28 gennaio di quest'anno. Abbiamo perso un grande apostolo dei poveri, soprattutto di quelli che vivono in Sud Sudan. Ho avuto la fortuna di conoscere Giuseppe Meo personalmente, in quanto abbiamo avuto l'occasione di parlare entrambi ad un Convegno di Medicina Tropicale organizzato a Torino tanti anni fa. 
Meo conosceva Chaaria, anche grazie a quei volontari che partecipavano sia alle attività del C.C.M. sia a quelle di Chaaria. 





Purtroppo non ci è mai venuto, ma stimava quello che facciamo per la povera gente. un viaggio a Chaaria per lui sarebbe stata una perdita di tempo e di soldi: il tempo lo dedicava al Sud Sudan, e così tutte le risorse del C.C.M. Di Meo ricordo molte cose: i suoi libri di chirurgia tropicale che ho tante volte consultato, ed in essi soprattutto il suo concetto di "chirurgia povera", incarnata sui bisogni dei più poveri e tesa ad alleviare al massimo le loro sofferenze con le poche risorse a disposizione. 
Ricordo inoltre il suo amore per una chirurgia umana, in cui le mani non devono mai soppiantare il cuore ed il rapporto personale con il paziente. 
Mi identifico con lui quando parla della chirurgia come dell'intervento d'emergenza più risolutivo per la salute dei poveri del Terzo Mondo. 
Mi piace quando dice che in Africa ci vuole sempre umiltà, ma anche coraggio quando si decide un intervento. 
E poi anche lui ammette che all'operazione segue sempre la paura: "avrò fatto la scelta giusta? Chissà se il malato ce la farà?" Meo è per me un modello da seguire e da imitare. Insieme a lui devo onestamente citare anche il dott Prandoni, fondatore di Wamba ed ancora vivente. 
Non posso oggi non citare il fatto che è stato proprio il C.C.M. a darmi quasi tutta la bibliografia sulla quale ho costruito la mia tesi di laurea sulle "diarree batteriche e parassitarie nei Paesi Tropicali e Subtropicali". 
Era il lontano 1989-90. Grazie quindi alla vita ben vissuta del Dr Meo, e grazie a tutti i membri del C.C.M. con cui condividiamo la passione per i poveri e per una medicina povera al loro servizio. Riposa in pace, Prof Meo. 
Fr Beppe

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