martedì 2 aprile 2013

Frattura inveterata di malleolo

Inizio questo post chiedendo scusa perche’ ho orientato le due lastre in maniera opposta quando facevo le foto per il blog, ma la sostanza del nostro intervento si vede ugualmente.

Si tratta di una vecchia signora con frattura del malleolo tibiale, frattura della diafisi peroneale e lussazione tibio-tarsica. L’arto coinvolto e’ il destro. 
La frattura e’ di vecchia data (piu’ di un mese); non e’ stato fatto alcun tentativo di riduzione e le e’ stato messa semplicemente una doccia gessata. 
Purtroppo il callo osseo gia’ formatosi nella frattura peroneale scomposta, ed il tessuto cicatriziale che si e’ interposto tra tibia e tarso, hanno reso impossibile una buona riduzione della lussazione. Siamo pero’ riusciti a rimettere in posizione il malleolo ed a fissarlo con una vite.





Siamo in comunicazione con il Dr Cara che verra’ a Chaaria in maggio. 
Ora la paziente viene dimessa con gesso e poi a maggio con Luciano si rivalutera’ la motilita’ dell’articolazione e si decidera’ se il risultato sara’ soddisfacente, o se sara’ necessario intervenire ancora per tentare di ridurre meglio la lussazione. 
Se penso che la donna e’ stata ricoverata a lungo in un altro ospedale, dove non hanno fatto nulla se non il gesso, ritengo comunque che abbiamo davvero fatto del nostro meglio per aiutarla. 

Fr Beppe



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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