Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 6 luglio 2013

Il malato ha sempre ragione?

Anche se generalmente è verissimo che il malato ha sempre ragione, nel senso che, se ti presenta un malessere, tu ci devi credere e devi andare fino in fondo con le tue analisi cliniche prima di dirgli che ha solo delle storie; cionondimeno bisogna mettere qualche paletto a tale affermazione.

Vi porto l'esempio di oggi a Chaaria.
Un malato entra in ospedale due giorni fa, e Pietro fa diagnosi di appendicite acuta. Pietro propone immediatamente l'appendicectomia, anche sulla scorta di un emocromo molto suggestivo.
Il malato però rifiuta di scrivere il consenso informato e non vuole saperne di andare in sala operatoria.
E' giocoforza quindi prescrivere antibiotici e decidere per una terapia medica.
Oggi però le condizioni delle stesso malato sono deteriorate gravemente, e quella stessa persona che due giorni fa urlava con determinazione che lui in sala non ci sarebbe andato, oggi implorava che facessimo l'operazione il più presto possibile.





L'intervento è stato fatto, ma purtroppo non si è trattato solo di una semplice appendicectomia, come probabilmente sarebbe successo due giorni orsono.
La peritonite conseguente all'appendicite perforata ha causato infatti seri danni all'intestino tenue con una perforazione ileale non lontana dalla valvola ileo-cecale.
Si è quindi trattato di una laparatomia impegnativa e rischiosa per la vita del malato. Pietro ha deciso per la recentazione e la sutura intestinale, seguita da sbrigliamento delle aderenze e da abbondante lavaggio peritoneale.
Il paziente è giovane ed abbiamo fondata speranza che ce la farà... ma certamente non ha avuto ragione quando ha rifiutato l'intervento. Due giorni fa avrebbe corso molti meno rischi ed avrebbe avuto un post-operatorio molto più semplice.
Mentre stasera facevo il controgiro serale con Pietro, parlavamo proprio del fatto che non sempre i malati hanno ragione e che a volte la loro testardaggine può avere conseguenza gravissime ed addirittura irrecuperabili. Dicevo a Pietro e Giorgia: "Pensa a quante mamme ho visto rifiutarmi il consenso per il cesareo, e poi il risultato quale è stato? Tanto pianto quando il bambino è nato morto, o ancora peggio quando in sala ci siamo dovuti andare comunque per una rottura d'utero".

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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