Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 6 gennaio 2014

Chaaria dietro le quinte

Pochi forse pensano al grande lavoro che dobbiamo portare avanti per nutrire tutta la popolazione di cui la missione è composta.
Normalmente si cucinano ogni giorno circa 320 pasti: abbiamo infatti 52 disabili mentali residenti, le comunità delle suore e dei fratelli, i volontari e tutti i pazienti dell’ospedale.
In ospedale abbiamo 160 posti letto, ma in pediatria ricoveriamo anche le mamme. Inoltre in queto periodo abbiamo all’incirca 40 ragazzi ricoverati per la circoncisione: non si tratta quindi mai meno di 250 persone.
I cuochi devono preparere cibi di un certo tipo per volontari e comunità religiose, prediligendo in questo settore un miscuglio di cucina tradizionale ed europea; sono chiamati invece a preparare cibi molto diversi per i Buoni Figli: per i meno gravi si confezionano normali pasti africani, mentre per i più disabili bisogna cucinare cibi molto soffici, carne tritata, frullati di verdura e frutta.



Per l’ospedale poi il lavoro è veramente grande: si tratta infatti di cucinare un numero altissimo di pasti ogni giorno. Per i bambini piccolissimi bisogna bollire il latte e preparare i semolini; per i pazienti adulti ci sono i pasti normali, che per noi sono costituiti da un piatto unico a base di fagioli, riso e verdura. Diamo però una dieta speciale per diabetici e degenti con problemi renali. Ci sono poi le diete ipercaloriche per i malnutriti.
Il lavoro in cucina inizia alle 6 di mattina e finisce alle 19.30 alla sera.
Inoltre non abbiamo cucine a gas, e tutto si prepara su stufe a legna che per esempio si devono accendere alle 4 di mattina in modo che il latte della colazione sia pronto per le 6.30, quando i Buoni Figli fanno colazione.
E che dire di tutto il lavoro necessario per l’approvvigionamento del legname: comprarlo, trasportarlo a casa con il trattore, scaricarlo, spaccarlo.
Il lavoro dello spaccalegna a Chaaria è certamente uno dei più duri e dei più necessari, anche se non molto in evidenza.
Con il post di oggi voglio semplicemente rendere onore a tutti quei lavoratori di Chaaria che si sacrificano ogni giorno con il sudore della loro fronte, perchè tutti noi possiamo mangiare ed avere a disposizione bevande calde.
Normalmente essi non hanno rapporti preferenziali con i volontari (come per esempio succede per le infermiere della sala operatoria), non ricevono regali... ma senza di loro non troveremmo nulla da mettere sotto i denti quando, stanchi dopo una giornata di lavoro, ci vogliamo rifocillare con qualche buon piatto ben preparato.
Grazie quindi ai cuochi ed a tutti il personale che nella shamba spacca la legna perche possiamo avere il fuoco nelle nostre cucine.

Fr Beppe 

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