Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

martedì 28 gennaio 2014

Grazia e Max

Con la cena fraterna di questa sera abbiamo salutato e ringraziato Grazia e Max Albano per il loro servizio a Chaaria. Sono stati con noi per un mese intero e domattina partiranno per ritornare in Italia.
Grazia e Max sono entrambi veterani di Chaaria e sono per noi degli amici con cui ci ritroviamo ogni anno. E’ bello lavorare con loro perchè ci conosciamo da tanto tempo ed andiamo veramente d’accordo.
Quest’anno Grazia ha offerto il suo servizio nel settore della sterilizzazione, aiutando il nostro personale a lavare, piegare, sterilizzare indumenti e strumenti chirurgici, teli e materiale vario di sala operatoria. 
Ha contribuito molto anche alla preparazione delle garze che noi compriamo in grossi rotoli, e che bisogna tagliare, piegare e collocare nei diversi contenitori per i vari set chirurgici. La sterilizzazione è un dipartimento molto impegnativo perchè si prende cura non soltanto della sala operatoria, ma di tutto l’ospedale: sala parto, reparti, ambulatori. Lo staff dedicato a tale attività prepara quindi anche i kit per i parti, e quelli per le medicazioni di tutti i tipi di ferite ed ulcere.



Ringraziamo quindi di cuore Grazia per aver generosamente contribuito al lavoro di tale dipartimento che in questo mese era anche sotto-staff per il fatto che la responsabile Juliana è in ferie.
Max ha naturalmente offerto le sue competenze come chirurgo generale, ma si è anche offerto per collaborare con Luciano Cara in tanta chirurgia ortopedica. Con Max abbiamo fatto vari tipi di interventi, ma il settore in cui mi sento di ringraziarlo maggiormente è quello delle prostatectomie, che sono state molte e che anche questa volta ci hanno dato grattacapi a non finire.
La prostata resta l’intervento più ansiogeno tra tutti quelli che facciamo a Chaaria, e le complicazioni possono venire in ogni momento: ieri abbiamo riportato in sala un uomo mezz’ora dopo l’operazione per una emorragia massiva, ed oggi un altro operato che aveva avuto un post-operatorio veramente lineare ha sviluppato una fistola urinosa dalla ferita in quattordicesima giornata. 
La prostata è l’intervento in cui la manualità e la bravura del chirurgo, seppur necessarie ed inalienabili, non possono assolutamente mettere al riparo dalla miriade di accidenti che possono capitare sia in sala che dopo. In questo mese non sono stato da solo a portare tutte queste ansie, e di questo dico un grazie grandissimo al Dr Max Albano.
Ci auguriamo che anche per loro la permanenza sia stata piacevole, seppur faticosa. In questo periodo abbiamo offerto loro anche la possibilità di far visita alle nostre missioni di Gaunga e Mukothima, oltre che all’ospedale Sant’Orsola di Matiri dove Max aveva fatto del volontariato nel 2007.
Assicuriamo, come sempre, la nostra stima, il nostro affetto, la nostra povera preghiera e sentimenti di viva riconoscenza nei loro confronti.


Fr Beppe e Fr Giancarlo


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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