Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

lunedì 24 febbraio 2014

Bentornato a casa

E’ con gioia sincera che ti riaccogliamo a casa, qui a Chaaria, carissimo Fratello.

Le tre settimane della tua forzata assenza sono state veramente dure, soprattutto per il sottoscritto: avere da pensare anche all’amministrazione, alla shamba, alla manutenzione, oltre al normale lavoro in ospedale è stato per me estenuante.
Ringrazio il Signore che mi ha dato la forza di portare a termine queste tre settimane di “tour de force”, ma onestamente è un grande sospiro di sollievo il fatto che tu sia tornato.
Le aree in cui la tua assenza mi è pesata di più sono state quelle della gestione del generatore e delle pompe dell’acqua: in entrambi gli ambiti abbiamo avuto i soliti problemi di sempre, ma da solo tutto sembra più difficile da sopportare.
Tu lo sai che ogni cosa riguardante l’amministrazione (i soldi, gli anticipi sugli stipendi, gli assegni, i contatti con la banca) mi pesa davvero tantissimo, e sono così contento che da ora tu riprenda in mano questi compiti difficili e poco gratificanti.
Abbiamo pregato per te e per la tua famiglia: siamo contenti che tuo papà sia stato dimesso e che per la mamma si stiano trovando delle sistemazioni adeguate. 
Siamo soprattutto contenti che tu abbia potuto essere in Italia in un momento tanto difficile per i tuoi cari: se non fossi andato, ti porteresti dei sensi di colpa insopportabili di cui forse non ti libereresti più, ed i tuoi forse non avrebbero capito le ragioni della tua assenza.



Invece ci sei stato proprio nel momento in cui avevano bisogno di te: per noi che siamo lontani è veramente importante far loro sentire la nostra presenza anche fisica almeno nei momenti più duri, visto che, volere o no, abbiamo abbandonato i nostri cari sulle spalle di fratelli e sorelle che si prendono cura di loro anche a nome nostro.
Nei giorni della tua assenza ho davvero provato la veridicità dei proverbio che dice: “ti accorgi dell’ombra che ti faceva l’albero, solo nel momento in cui l’albero è stato tagliato”: quanto lavoro fai nel nascondimento del tuo ruolo qui a Chaaria!
La nostra missione è ormai così complessa che essere in due a gestirla è di per sè già il minimo assoluto: quando io o te siamo assenti per varie ragioni, Chaaria entra immediatamente in emergenza.
Ma continuiamo a confidare sempre nel Signore, ben sapendo che Chaaria appartiene alla Divina Provvidenza, la quale pensa a noi più di quanto noi stessi ci ricordiamo di lei.
Bentornato. 
Ti promettiamo nuovamente la nostra amicizia, la nostra collaborazione ed il nostro affetto fraterno.

Fr Beppe, anche a nome di tutti coloro che vivono e lavorano a Chaaria



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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