Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 19 febbraio 2014

Melania

Anche lei torna in Italia oggi dopo tre settimane di ottmo servizio come infermiera professionale nel reparto generale di Chaaria.
Melania è stata proprio una bella figura di infermiera in mezzo ai nostri infermieri locali: l’ho trovata ben orientata ed entusiasta fin dal primo giorno della sua presenza a Chaaria. Certamente il fatto di avere un’ottima conoscenza della lingua inglese l’ha aiutata moltissimo sia ad avere un rapporto di lavoro positivo con i colleghi, sia ad instaurare relazioni personali importanti con i pazienti.
E’ normale per un infermiere italiano alla prima esperienza a Chaaria trovare un sacco di difficoltà, e scontrarsi con i reparti che – per citare Max Albano – sono come un mare in burasca.



Anche se non posso conoscere i turbamenti interiori che Melania può aver sperimentato per adattarsi alla nostra situazione lavorativa, posso però testimoniare che la sua presenza è stata assolutamente positiva per tutti: è stata sempre puntuale (anche al mattino alle 8... orario che in genere non piace molto ai volonari), ed ha dedicato l’intera giornata al servizio dei malati per sei giorni alla settimana.
La cosa bella che è lo ha fatto sempre con il sorriso sulle labbra: Melania è infatti una personalità solare, e questo suo volto rilassato ed accogliente ha invogliato me e tutti gli altri ad accostarci a lei senza paura e con cuore aperto.
Credo di poter dire che Melania ha prestato il suo servizio volentieri e che non le è pesato affatto, perchè da tutti i suoi pori si vede che lei ama il suo lavoro; che è felice di essere infermiera, e che si sente realizzata in quei preziosissimi servizi che fanno parte del “nursing di base”.
Che bello accogliere a Chaaria un’infermiera che ama il suo lavoro anche negli aspetti più umili, che non sono certamente meno importanti di altri molto tecnici che magari i volontari sono abituati a prestare in italia in ambienti super-specializzati!
E’ stupendo accogliere un’infermiera a cui piace medicare le piaghe, fare le medicazioni chirurgiche, cambiare i pazienti alettati quando sono sporchi, aiutarli a nutrirsi se non ne sono in grado, metterli in carrozzina quando paralizzati, sostituire le cannule bloccate, prendere le vene ai nuovi ingressi, ecc...
Dà pace al mio cuore vedere un’infermiera che non ha bisogno di fare il giro-visita con i medici per sentirsi importante, perchè lo sa che il servizio nursing è altrettanto nobile ed essenziale quanto la prescrizione di un farmaco... sa anzi che, in un certo senso, lo è ancora di più, perchè come faremmo a pensare che un antibiotico possa essere efficace se il malato è sporco e giace nei suoi escrementi, se le sua piaghe non sono medicate, se il paziente non è in grado di nutrirsi o di bere adeguatamente?
Questi sono i volontari infermieri di cui abbiamo bisogno a Chaaria: gente contenta della propria professione, che non disprezza gli aspetti più umili del servizio, e che sa trascinare i colleghi africani con l’esempio e senza giudicarli. E’ l’esempio che affascina il nostro staff! Scontrarsi con il nostro personale non porta alcun miglioramento, anche quando il volontario ha ragione... perchè i nostri dipendenti poi istintivamente creano barriere di separazione e muri di ostruzionismo.
Melania ha fatto tutti i suoi servizi senza mai venire da me una sola volta a dire che i pazienti sono sporchi, che gli infermieri locali se ne fregano e non lavorano, ecc.
Lei ha semplicemente lavorato, e lo ha fatto volentieri e con il sorriso sulle labbra: questo è il fascino che Melania ha avuto su di me e su tutti i suoi colleghi di Chaaria... e credo che il suo esempio lascerà un segno, come la goccia che scava la roccia! Questa è anche la ragione per cui i membri dello staff che le hanno detto commossi: “please, come again!”, erano davvero sinceri.
Chiediamo a Melania di essere nostra ambasciatrice presso i suoi colleghi in Italia, perchè Chaaria è certamente un’esperienza complessa e difficile per gli infermieri, soprattutto la prima volta; ma può essere un’avventura entusiasmante  se la si sa prendere con lo spirito giusto.
Un grazie sincero ed una preghiera per Melania.
“Che Dio ti ricompensi per quello che hai fatto per noi e per i poveri che hai servito in reparto!”


Fr Beppe

Nessun commento:

Guarda il video....