Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

martedì 13 maggio 2014

Buon compleanno, Fratel Lodovico

Nella semplicità e nel nascondimento che a lui si addicono, ieri abbiamo festeggiato il novantaseiesimo compleanno di Fratel Lodovico Novaresio.

Non abbiamo potuto offrirgi dolci o torte, bibite o vino, perchè ormai lui vive una vita completamente ascetica e si è caldamente raccomandato di non preparare nulla per l’occasione.
Ha però accettato che la preghiera serale fosse celebrata nella sua stanza, ed è nella preghiera che lo abbiamo festeggiato ed abbiamo ringraziato il Signore con lui e per lui.
La foto gliela abbiamo fatta di nascosto, scattandola senza flash in modo che lui non se ne accorgesse: se no, avrebbe rifiutato anche questa. 
Per lui le foto sono un segno di vanità!
Potete comunque vedere dallo “scatto rubato” che le sue condizioni sono discrete: il Fratello può ancora muoversi nella sua stanza usando un girello; è in grado di pregare fuori dal letto e ci vede abbastanza per riuscire a leggere.
Fr Lodovico mangia al tavolo ed è totalmente autosufficiente per l’igiene personale.



I Fratelli Dominic e Joseph si occupano di servirgli i pasti in camera, di lavare la sua biancheria e di pulirgli la stanza. Lo aiutano inoltre per la doccia.
Egli prega praticamente tutto il giorno, ed al mattino riceve la Comunione portatagli da Fr Joseph Muchiri.
Ha ancora una straordinaria lucidità di mente che gli consente di essere molto partecipe sia ai problemi della missione, sia a quelli della Piccola Casa.
Fratel Lodovico è inoltre estremamente felice di aver potuto essere vivo alla notizia della Beatificazione di Fratel Luigi Bordino, che egli venera profondamente per averlo conosciuto e per aver vissuto e lavorato con lui.
Il problema più grande di Fatel Lodovico sono le gambe e la schiena: le gambe sono fragili dopo anni di vita in camera, e la schiena è sempre più dolente a causa di un progressivo peggioramento della sua scoliosi. 
Ha avuto dei problemi di aritmia cardiaca, ora ben compensati dalla terapia.
Fr Lodovico da anni vive come un monaco, in una clausura molto stretta che riempie di pochissime e brevi visite e di tantissima preghiera: sempre ci dice che ci porta nel suo cuore e nella sua preghiera, e che spera di contribuire alla missione di Chaaria proprio con l’offerta
del suo sacrificio quotidiano, delle sue sofferenze e della sua orazione.
Indubbiamente Fr Lodovico desidera l’incontro finale con Gesù, e spesso, quando gli parliamo di qualche paziente giovane morto in ospedale, lui dice sconsolato: “e io sono ancora qui ad aspettare!”.
Noi gli auguriamo ancora molti anni, anche se Fr Lodovico è stufo della sua vita confinata in camera; ci piacerebbe poter celebrare con lui il centenario; soprattutto godiamo della sua preghiera e della sua intercessione come di un parafulmine su tutta la missione.
Non mettiamo limiti alla Provvidenza ed oggi vogliamo solo comunicare a tutti i lettori del blog che siamo felici con Fratel Lodovico e gli auguriamo di cuore un “buon compleanno”.

Fr Beppe e comunità


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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