Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 3 giugno 2014

I ricchi e i poveri

"Ho scoperto che a Meru esiste un circolo privato in cui c'è anche una piscina. I volontari che vogliono andarci possono farlo e pagano una cifra ragionevole per stare lì tutto il pomeriggio. Ho anche visto che c'è molta gente che ci va; paiono parecchio benestanti".

"So che esiste questo circolo e so che esiste quella piscina. So anche che al parco del Samburu il lodge ha la piscina e so che molta gente ci va, sia locale che straniera: i benestanti ed i ricchi ci sono anche qua... ma questa è una fascia limitata della popolazione, la fascia di chi è arrivato alla media ed alta borghesia. 
Noi però siamo a Chaaria per i poveri dei villaggi, per i bambini che non hanno mai visto l'asfalto e per quelli che non sono mai andati a Nairobi perchè per loro Nairobi è distante ed irraggiungibile come New York. Noi siamo qui per le persone che non solo non possono andare in piscina, ma non hanno neppure i soldi per pagarsi le medicine, o che devono fare chilometri per attingere l'acqua al fiume. 




Proprio oggi è venuta Sr Florence e ci ha detto che a Gatunga la stagione delle piogge è fallita completamente: questo vuol dire che non ci sarà alcun raccolto perchè tutto è inaridito nei campi; la prossima speranza di raccolto sarà solo a gennaio 2015.
La Suora ci ha detto che già da ora ci sono file di gente alla missione che chiedono aiuti alimentari. 
Da mesi il Turkana è alla fame a motivo della siccità; recentemente la fame ha colpito molte zone aride del Baringo; ora però sentire che la gente non ha da mangiare in Tharaka rende il problema molto più reale e vicino a noi. 
Il Turkana ed il Baringo sono lontani da Chaaria e leggiamo della fame che li tormenta sul giornale. Gatunga è vicina; la sua gente viene a Chaaria quando è malata. La fame di Gatunga ci tocca molto più da vicino. 
Ecco perchè non mi sento interessato dal fatto che a Meru ci sia una piscina, perchè in essa ci possono andare in pochi. Molti sono invece i poveri ed è per essi che siamo in Kenya e ci impegnamo fino allo stremo".

Fr Beppe

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