Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

venerdì 21 novembre 2014

Padre Tortalla a Chaaria

Per strani eventi permessi dalla Divina Provvidenza, un mesetto fa Padre Tortalla aveva ricevuto uno sfratto dal luogo in cui era vissuto per i dieci anni precedenti.
Per lui era stato un colpo tremendo in quanto non sapeva dove sbattere la testa per trovare una nuova sistemazione.
Casualmente venne a Chaaria per motivi di malattia e ci raccontò la sua situazione. Immediatamente Fr Giancarlo ed il sottoscritto sentimmo l'urgente bisogno di fare qualcosa per lui.
Contattammo quindi i Superiori della Piccola Casa in Italia e chiedemmo loro se avrebbero visto bene un inserimento di Padre Giovanni Tortalla nella nostra comunità di Chaaria: la nostra idea era che certamente noi avremmo aiutato lui in questo momento critico, ma anche avremmo potuto avere in cambio importanti servizi che egli ci avrebbe offerto di buon grado: pensavamo alla Messa in cappella di tanto in tanto, quando Don Giovanni non sarebbe stato impegnato in giro per il Kenya con ritiri, campi scuola e predicazioni; ci riferivamo anche alla possibilità di confessarci ed a qualche servizio pastorale ai malati ed ai Buoni Figli.
La risposta dei 3 Superiori Maggiori e dei loro Consigli fu unanime e positiva: per questo ufficialmente Don Tortalla abita ora a Chaaria.
Non lo vedremo molto: sarà infatti con noi forse un giorno o due alla settimana, ma per esempio oggi e domani abbiamo la Messa in cappella... ed un po' di comodo ce lo fa ora che piove!


Inoltre oggi e domani Padre Tortalla si dedica a momenti di formazione per i ragazzi ricoverati a motivo della circoncisione: li incontra e parla loro di onestà, di fedeltà, di rettitudine, ecc. Domenica sarà lui a celebrare la Messa per gli ammalati in ospedale, prima di ripartire per un altro "tour de force" in giro per il Kenya.
Don Giovanni inoltre si è reso disponibile (nel limite delle sue possibilità e dei suoi molti impegni fuori Chaaria) per il servizio spirituale ai malati ed ai Buoni Figli.
Avere Don Tortalla con noi è certamente un dono di Dio e crediamo che lui possa fare molto per la nostra vita spirituale e per quella dei ricoverati.
Egli alloggia nella cosiddetta "suite presidenziale" (mi spiace per i volontari a cui quell'alloggio piaceva molto), là dove all'inizio abitavano Sr Oliva e Sr Lucy.
Diamo quindi il nostro caloroso benvenuto a Don Tortalla che ora fa parte della nostra famiglia.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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