Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


sabato 13 dicembre 2014

Che delusione!

Oggi è stata una giornata brillante di sole, un sole caldo e confortevole sulla pelle.
Tutte le volte che riuscivo a passare per il cortile, entrando ed uscendo dalla sala operatoria, mi sentivo come rinvigorito dai suoi raggi benefici.
E' stata una giornata dura di lavoro intenso, ma siamo riusciti ad andare a pregare con le suore: quando andiamo nella cappella delle sorelle, la preghiera termina pochi minuti dopo le 19.
Usciamo dalla cappella e notiamo che in cielo splende una luna rossa ed imponente, seppure le mancasse già uno spicchio in quanto calante.
La luna illumina il cammino mio e di Giancarlo mentre ci dirigiamo nuovamente in ospedale per sbrigare le ultime cose prima della cena che è alle 20.
Entriamo in ufficio insieme perchè ci sono alcuni documenti in sospeso per me da firmare.
Qualcosa però colpisce l'occhio di Giancarlo: l'ufficio della contabile è aperto.
"Che strano! Mi sembrava proprio di averlo chiuso prima della preghiera!"
"Siamo stanchi ed abbiamo troppe cose da fare...è normale fare qualche dimenticanza!"
Giancarlo scrolla le spalle, ma, quando stiamo per chiudere quella porta, sentiamo uno sbattere di cose provenire dall'interno dell'ufficio, pur essendoci la luce spenta.
"Pensi che sia un pipistrello?"
"Potrebbe essere: entriamo e cerchiamo di farlo uscire prima che sporchi dappertutto"
Accendiamo la luce e rimaniamo a bocca aperta.


Nella stanza al buio non c'era un pipistrello, ma una donna da noi molto ben conosciuta perchè l'abbiamo aiutata per molti anni ad uscire dalla sua condizione di povertà.
Ha in mano un chiavistello ed ha già forzato la serratura dell'armadio dove teniamo le monete. Alcuni sacchetti di monete sono già sul pavimento, pronti ad essere messi nella sua borsa.
"Cosa stai facendo qui al buio?"
La donna è confusa e rimane a lungo in silenzio; poi si mette in ginocchio ed implora di perdonarla.
Siamo estremamente tristi, soprattutto perchè l'abbiamo aiutata così tanto, e questo è il suo ringraziamento...e chissà quante volte avrà rubato anche in passato.
Non posso fare a meno di pensare ad una frase di Buddha: "tre cose non si possono tenere nascoste a lungo: il sole, la luna e la verità".

Fr Beppe Gaido


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