Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 27 dicembre 2014

Collaborazioni a distanza

I modi di aiutare Chaaria sono davvero tanti e la fantasia della carità non ha confini.
Ci sono persone che non vengono normalmente a Chaaria, ma che lavorano per noi ogni giorno.
Pensiamo a tutti i membri delle associazioni di volontariato: qualcuno magari non può venire a Chaaria per motivi familiari o altro, ma lavora alacremente per noi nella raccolta fondi o in altri settori (come per esempio la formazione).
Come non pensare a Nadia Monari che da più di sei anni ogni giorno cura la pubblicazione del blog, oppure ad Enrico che da oltre un anno ha completamente rivitalizzato la nostra pagina facebook.
Ci sono però anche molte altre collaborazioni, e mi piacerebbe introdurre a tutti i lettori questi volontari "a distanza" che tanto aiuto mi stanno dando.
Come primo esempio, oggi vi voglio presentare il mio amico Carlo, mio compagno di università, ematologo, pediatra e ricercatore.
Carlo vive in Svizzera. Il suo lavoro di ricercatore lo ha costretto a lasciare un po' la clinica, e, dopo la sua prima esperienza di servizio a Chaaria, egli ha capito che avrebbe potuto aiutarmi meglio in modi diversi ed a lui più congeniali.
Carlo è diventato quindi il mio consulente ed il mio "editor" per le pubblicazioni scientifiche su riviste mediche internazionali.



Gli sono molto grato e gli devo moltissimo: insieme abbiamo già pubblicato vari articoli, cosa che dà a Chaaria un posto anche nel mondo scientifico.
Al momento stiamo lavorando online per la stesura di un caso clinico che speriamo di pubblicare nei primi mesi del 2015.
Grazie di cuore, Carlo!


1 commento:

Anonimo ha detto...

"Cerchiamo sempre di spiegare alla Formazione che non ci di può trincerare dietro a generici "ah... Cosa darei per andare a chaaria". Chi veramente vuole, vada. E chi proprio non può, può comunque aiutare TANTISSIMO da qui : raccolta fondi, diffusione del tuo libri, selezioni volontarii, giornate di formazione, mille idee da far andare avanti.. Chi ha proposto e progettato i calendario, chi o portachiavi, chi si occupa del sito... Anche da qui SI PUÒ E SI DEve fare tanto!!!"
Marialuisa


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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