Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 5 marzo 2015

Ci sono dei momenti molto difficili

Ho sempre pensato che l'aspetto più difficile nella mia vita siano i rapporti umani con le persone su cui sfortunatamente hai qualche posizione di autorità.
Sovente è difficile farsi capire e non essere frainteso.
A volte vuoi mandare un messaggio e dall'altra parte se ne percepisce uno completamente diverso.
Talvolta mi ritrovo depresso e confuso e non so più cosa fare: da una parte la tentazione sarebbe quella di dedicarmi soltanto ai pazienti e di lasciare che tutti in ospedale facciano sempre quello che vogliono (arrivare in ritardo, prolungare a dismisura le pause caffè o pranzo, dormire di notte quando in servizio, ecc).
Mi rendo però conto che questo sarebbe un atteggiamento egoistico e miope, egoistico perché spinto dalla ricerca di quello che mi è più congeniale, e miope perchè rischierebbe di lasciare l'ospedale alla deriva, portandolo velocemente al tracollo.
Altre volte mi dico che bisogna avere il coraggio di parlare e di richiamare le persone che non si comportano bene e che bisogna farlo per il bene dell'ospedale; ma la reazione dall'altra parte è spesso così negativa e violenta che ti penti di aver aperto bocca: diventi automaticamente il cattivo ed il prepotente, mentre la controparte si sente gratuitamente offesa, innocente e senza peccato.


Mi è capitato che qualcuno si sia licenziato in tronco dopo un richiamo che che intendeva semplicemente correggere atteggiamenti scorretti e che avrebbe sperato in un miglioramento dei rapporti.
Era meglio se fossi stato zitto?
E' davvero possibile che un richiamo ufficiale possa convincere in 5 minuti una persona a lasciare il posto di lavoro?
Ma è anche vero che stare zitti può facilmente diventare connivenza: tempo fa ho deciso di chiudere un occhio e perdonare un piccolo furto di farmaci, ma è stato un grave sbaglio, perchè le ruberie poi sono aumentate a vista d'occhio anche da parte di coloro che avevo perdonato.
I rapporti umani sono davvero complicati ed a volte non so proprio che pesce pigliare quando, oltre a servire i malati come medico, devo anche avere dei ruoli di gestione del personale.
Quest'ultimo è sicuramente un aspetto molto più pesante del lavoro in corsia o in sala operatoria.
Pensatemi oggi molto stanco interiormente, non per le molte ore che ho trascorso in sala operatoria, ma per quei minuti in cui sono stato travisato e non compreso nei messaggi che volevo dare a chi lavora con me.

Fr Beppe


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