Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 21 marzo 2015

Meno male!

Oggi ci sono sono state due tiroidectomie, e sono andate bene entrambe.
Ormai stiamo diventando abbastanza tranquilli anche nell’esecuzione di questa nuova ed impegnativa pratica chirurgica.
Subito dopo la seconda operazione, abbiamo avuto un addome acuto da volvolo: l’intervento è stato relativamente lungo ed impegnativo perchè abbiamo dovuto accorciare un enorme mesosigma.
Erano quasi le 19 quando Pietro e gli altri amici italiani si sono ritirati dall’ospedale per una meritatissima doccia.
Meno male però che di notte era di turno il nostro attentissimo Peter...
e meno male che Mbabu si era fermato a fare le visite anestesiologiche preoperatorie!
Meno male che Evangeline e Celina si erano attardate un po’ a chiaccherare e non erano ancora andate a casa!
Infatti, è stato Peter ad accorgersi che  l’ultima paziente operata di tiroidectomia aveva il cuscino inzuppato di sangue e faceva fatica a respirare! E’ stato lui che con grande tempisco ha dato l’allarme ed ha immediatamente avvisato Mbabu che, diagnosticando senza tentennamenti una situazione grave ed urgente, ha coinvolto fr Giancarlo per cercare Pietro, mentre lui, Celina ed Evangeline si sono diretti in sala all’istante al fine di preparare il necessario per il reintervento.



Meno male che gli amici italiano non erano ancora sotto la doccia!
Pietro e Giorgia sono arrivati in tempo zero; Mbabu aveva già messo la paziente in barella per trasportarla nel blocco operatorio... Pietro ha rimosso rapidamente i punti dalla cute e dalla fascia mentre la malata era ancora sveglia, al fine di detendere la pressione sulle vie respiratorie.
Meno male che Federica e Marta sono riuscite a reintubare la donna con rapidità e perizia: questa era la paura più grande in caso di emorragia nel post-operatorio di una tiroidectomia! Un sanguinamento anche modesto può infatti comprimere la trachea e uccidere un paziente per soffocamento se non si è più che tempestivi nel pronto soccorso; inoltre, anche se si agisce celermente, c’è il rischio di non poter reintubare a causa dell’edema... ma oggi l’intubazione è stata possibile, ringraziando Dio!
Meno male che sia io che Giancarlo eravamo in giro.
Giancarlo si è occupato dell’emocromo (esame di laboratorio che sa eseguire benissimo nell’ambito delle sue eclettiche mansioni qui a Chaaria), mentre il sottoscritto si è dedicato al gruppo sanguigno e delle prove crociate sul sangue da trasfondere.
Pietro e Giorgia hanno rioperato con l’assistenza di Evangeline e Celina: era partito un laccio dal peduncolo superiore della tiroide, e l’arteria aveva ripreso a sanguinare.
A bocce ferme e con paziente sveglia e completamente stabilizzata dopo il reintervento, Pietro mi ha confidato: “questi sono i pericoli della chirurgia tiroidea! Meno male che Federica è riuscita ad intubare, se no la paziente sarebbe morta”.
Io condivido il pensiero di Pietro anche se non voglio lasciarmi intimorire da quanto è successo oggi.
Tra me penso che comunque si va avanti con la chirurgia tiroidea: all’inizio avevamo gli stessi timori con le prostatectomie, ma abbiamo avuto coraggio, ed oggi tale intervento è abbastanza di “routine” qui a  Chaaria.
Poi ho anche pensato: “Meno male che c’eravavamo tutti, se no la paziente sarebbe morta! E’ infatti l’azione coordinata di ognuno di noi che le ha salvato la vita”.


Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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