Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


sabato 16 maggio 2015

Anche un po' di neurochirurgia

Il paziente di cui vi parlo era completamente normale dal punto di vista neurologico, finchè è caduto per strada battendo violentemente la testa 8 giorni fa.
Ha riportato escoriazioni e ferite lacero-contuse alla parte destra del capo.
Dopo la caduta aveva perso coscienza brevemente, e c’era stato un episodio convulsivo.
Aveva però ripreso coscienza e si era rivolto solo a dispensari rurali per il primo soccorso.
Alcuni giorni dopo aveva però accusato una perdita di memoria a breve termine, una debolezza motoria alla parte sinistra del corpo e sintomi di pollachiuria (cioè urinava troppo frequentemente, con dolore e per poche gocce). L’altro dato importante era una cefalea persistente. A causa di tali sintomi si è quindi rivolto a Chaaria.
Appena giunto alla nostra osservazione, abbiamo deciso di non perdere tempo e di mandarlo a fare una TAC cerebrale urgente, che ha dimostrato un enorme ematoma subdurale in regione temporo-parietale destra. Ci siamo consultati con il Dr Nyaga, che ci ha incoraggiati a drenare quell’ematoma, perchè davvero molto grande. Ci ha dato alcune indicazioni tecniche, ma ci ha detto che non sarebbe riuscito a venire ad aiutarci in sala.
Con molta preoccupazione ci siamo quindi apprestati all’intervento di trapanazione cranica, che ci ha permesso di drenare completamente l’ematoma e di lavare con soluzione fisiologica lo spazio subdurale, al fine di non lasciare coaguli.



C’è stato un momento drammatico subito dopo aver aperto la dura madre in quanto ci siamo accorti di un sanginamento vascolare imponenteche proveniva da sotto la dura stessa. Suturare era impossible perchè il fiotto proveniva da sotto la teca cranica, ma il vaso non lo vedevamo.
Siamo però riusciti a controllare l’emorragia con della cera da osso...ed abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Jesse, agitatissimo, aveva già richiesto una sacca di sangue e stava trasfondendo, ma la pressione arteriosa massima era scesa a 39.
Dopo aver bloccato il vaso sanguinante, le condizioni emodinamiche sono gradualmente migliorate.
Più tardi il Dr Nyaga ci ha detto che questa è una complicazione possibile negli ematomi subdurali subacuti dove c’è stata già una certa organizzazione del coagulo e la neo-formazione di vasi anomali.
Il paziente ha avuto un risveglio un po’ difficoltoso che è durato alcune ore, ma ora è completamente sveglio, cosciente ed orientato. Parla correttamente e può anche camminare; inoltre non accusa debolezza all’emisoma sinistro.
Certo un bel risultato che abbiamo ottenuto (la Dottoressa Khadija ed il sottoscritto) mettendoci anche molto coraggio.


Fr Beppe

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