Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 28 maggio 2015

Che esperienza piena ed entusiasmante!

Stamane sono ripartiti Luciano, Toto e Francesca.

L'esperienza che insieme abbiamo vissuto questa volta è stata davvero eccezionale, forse la più bella finora, tra le tante volte che abbiamo lavorato insieme a Chaaria.
Sarà stato il clima di perfetta armonia tra loro e tutto lo staff di Chaaria.
Sarà stato il fatto che ci siamo sentiti investiti di un compito grande, avendo ricevuto tutti i pazienti meno abbienti che per mesi e mesi erano stati abbadonati in una corsia dell'ospedale di Meru, senza ricevere alcuna terapia chirurgica. 
Gli interventi per sistemare i loro complicati problemi sono stati durissimi, faticosi ed a volte veramente difficili. Inoltre la pressione con cui ricoveravamo nuovi casi ci ha fatto a volte temere di in riuscire a finire tutti i pazienti. 
Oltre ai malati di Meru c'erano infatti anche tutti i nostri appuntamenti, i nostri pazienti, oltre a quelli del Cottolengo di Tuuru. 
Ecco perchè abbiamo scelto orari massacranti, dalle 6.30 del mattino fino a sera tardi in sala. Ecco perchè abbiamo sempre operato anche il sabato e la domenica...ma alla fine ce l'abbiamo fatta ed abbiamo operato tutti...e lo abbiamo fatto in un clima di profonda serenità, di affiatamento vicendevole e di amicizia vera.


Indubbiamente questa missione è stata anche fortemente motivazionale ed adrenalinica per tutti noi: in pratica siamo stati molto orgogliosi di essere stati scelti per questo compito così difficile ed anche un po' ingrato perchè a fondo assolutamente perduto!
Che motore instancabile è Luciano, e che esempio di donazione semplice e senza pretese, per il bene dei malati e per la crescita di Chaaria!
E che dire dei grandi successi di Toto nella chirurgia plastica: il caso di neurofibromatosi operato con successo; le mega-ustioni dove si sono fatti coraggiosi innesti cutanei e plastiche a zeta; i lembi cutaneo muscolari per le brutte piaghe da decubito. 
Anche con Toto abbiamo vissuto una piena assonanza di ideali ed un grande affiatamento nel lavoro di ogni giorno.
Per Francesca basti dire che anche questa volta alla partenza i Buoni figli erano in lacrime (come anche lei d'altronde).
E' stato un periodo assolutamente devastante dal punto di vista fisico, ma davvero esaltante dal punto di vista dell'affetto che ci ha uniti, della carica ideale e motivazionale, e della voglia di portare innovamenti al nostro agire chirurgico-ortopedico.
Anche stavolta infatti con Luciano e Toto abbiamo acquisito tecniche nuove (come i chiodi endomidollari per femore e tibia e come i fissatori esterni per le fratture esposte con osteomielite) con il chiaro scopo di continuare con queste tecniche anche quando essi sono
in Italia...infatti, a meno di sorprese, non avremo ortopedici per i prossimi otto mesi, ma molti continueranno a bussare alla nostra porta ed a tutti cercheremo di dare una risposta, così come ne saremo capaci, ma con dedizione e coscienza.
Grazie ancora a Luciano, Francesca e Toto.

Fr Beppe


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