Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 10 maggio 2015

La mamma e’ sempre la mamma

Sono uscito un attimo a piedi perche’ avevo bisogno di una boccata d’aria, e sono passato davanti alla casa di un nostro vicino.
Quello che ha attirato la mia attenzione e’ stata una tenerissima scena di vita familiare ‘canina’.
Mi sono fermato estasiato e rapito da quel che stava capitando.
Una cagna con le mammelle turgide era circondata da una nidiata di piccolissimi cuccioli... credo piu’ di otto.
La cosa stupenda e’ stato il fatto che quella mamma stava evidentemente giocando con la sua prole.
Faceva finta di morsicare un cagnetto; dava una spinta ad un altro con il muso, facendolo cadere sulle zampine ancora instabili; poi scappava correndo per pochi metri, provocando un accorato inseguimento da parte dei piccoli. Naturalmente poi si faceva raggiungere, e li ricompensava per la fatica della corsa con delle ampie leccate sul musetto.
Mentre contemplavo questo stupendo quadretto della natura, mi sono messo a pensare che comunque il padre non c’era. Solo la madre stava giocando con i cuccioli!
E’ stato immediato per me ripensare a tante mamme ricoverate nel nostro ospedale per una malattia dei loro bambini.



Sono li’ totalmente donate alla loro creatura: la vegliano, la custodiscono, la ripuliscono, la allattano. Soffrono con i loro piccoli quando facciamo loro del male... per esempio per incannulare una vena, o quando quotidianamente dobbiamo eseguire una dolorosissima medicazione per la cura di un’ustione.
Pero’, quando i bimbi stanno meglio, sono capaci anche di giocare con loro. Si fanno schiaffeggiare con dei buffetti sulla guancia; fan finta di morsicare il mento della loro creatura; ingaggiano piccoli inseguimenti.
Pure in ospedale di papa’ ne vediamo molto pochi: capita qualche volta di ricoverare un padre insieme al figlio piccolo, ma questa e’ un’ eccezione piuttosto sporadica.
L’amore di una madre non si puo’ eguagliare... lo si puo’ solo emulare molto lontanamente. Un amore fedele, fatto di donazione e sacrificio, fino a donare la vita per i figli.
E questo accade in tutto il regno animale, non soltanto tra gli esseri umani.
Guardo ancora la cagnetta che ora ha deciso che e’ l’ora della pappa, e si e’ sdraiata su un fianco, offrendo alla prole le sue mammelle.
Anche questa scena e’ piena di tenerezza!
I cuccioli si accavallano e si spintonano in una competizione ‘all’ultimo sangue’ per raggiungere l’agognato capezzolo. La madre li lascia fare, e continua a leccare la testa del piccolo che e’ a lei piu’ vicino... non si preoccupa di queste lotte innocenti.
Ed anche guardando questo quadretto rivedo le “mie” donne che alla fine sanno sempre placare il loro piccolo... e spesso il seno e’ la medicina migliore per tutti i dolori.
Ricordo mamme allattare in posizioni da contorsionista mentre il bimbo piange disperatamente durante una medicazione, o mentre incannuliamo la vena.
Ripenso a tutte le volte in cui vorrei ascoltare il torace di un paziente pediatrico, ma il pianto forsennato mi impedisce di sentire.
Poi la mamma gli offre il seno, e, come per incanto, il bimbo si dimentica di quella ‘brutta faccia’ di uomo-bianco che tanta paura gli aveva fatto pochi minuti prima.
Il piccolo inizia a succhiare animatamente; i suoi occhi vagano nello spazio senza fissare alcun punto in particolare (osservandolo in quei momenti di ‘quasi-estasi’, mi pare di comprendere che anche i piccolissimi sanno provare momenti di assoluta soddisfazione!); ed il mio fonendoscopio, quasi per magia, puo’ posarsi sulla sua schiena senza provocare reazioni di pianto...la visita diventa facile e veloce, ancora grazie alla mamma.
Il potere dell’amore materno!
Pensare a questo sempre mi confonde e mi fa bene. Vorrei saper imitare la dedizione, la costanza e la forza di tale amore!
Mi allontano dalla cagnolina, che evidentemente non mi ha sentito come un pericolo per i suoi piccoli... altrimenti mi avrebbe perlomeno ringhiato.
“La mamma e’ sempre la mamma, anche tra gli animali”, penso distrattamente mentre gia’ il mio occhio viene attratto dal sole che tramonta come un enorme disco infuocato.
Il mio pensiero corre immediatamente alla mia mamma, e per lei dico una breve preghiera: purtroppo per l’età non riuscirà più a venire a Chaaria, ed io posso solo pensarla e pregare per lei. E’ finito il tempo in cui potevo averla qui a Chaaria anche per 6 mesi; la vedrò solo quando tornerò in Italia.
Insieme alla mia, penso anche a tutte le madri del mondo e per loro dico una preghierina ed a tutte faccio tantissimi auguri per la festa della mamma.

Fr Beppe Gaido




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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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