lunedì 25 maggio 2015

Risper

E' ricoverata all'ospedale di Chaaria dal mese di Novembre 2014 per una ustione praticamente total body. Non pensavamo neppure che le avremmo salvato la vita, ed invece Risper ha continuato progressivamente a migliorare.

A Gennaio già avevamo notato la tendenza a sviluppare contratture sul collo ed alle ascelle che progressivamente avrebbero limitato i movimenti della testa e delle braccia.
Anche a gennaio Luciano era qui presente con noi ed ha proposto gli innesti cutanei... la mamma però ha rifiutato seccamente, asserendo che la figlia era troppo debole. Il suo rifiuto è persistito per molti mesi, cosa che purtroppo ha dato il tempo alle contratture di deformare completamente questa bellissima bambina.
Il suo mento si è praticamente fuso al torace ed il collo è scomparso completamente: Risper non poteva più chiudere la bocca.
Stessa sorte per le ascelle, inglobate dalla cicatrice ipertrofica: la povera Risper non poteva neppure più aprire le braccia.
Finalmente però la madre si è convinta, ed oggi il Dr Toto Burrai ed il Dr Luciano Cara, con un intervento di quattro ore, iniziato alle 6.30 del mattino, hanno con successo liberato tutte le contratture del collo e delle ascelle, procedendo poi ad ampi innesti cutanei e plastiche a zeta. Ora Risper chiude la bocca ed è in grado di estendere e sollevare le braccia.


E' stato un intervento enorme e particolarmente delicato, che ha commosso tutti in ospedale.
Domaini mattina alla stessa ora ci sarà un'operazione simile per un'altra bambina con contratture pressochè uguali a quelle di Risper.
Anche per questa seconda ustione (a noi mandata da una ONG di Isiolo) auguriamo a Toto e Luciano di avere successo e di ridare alla paziente una vita normale.

Fr Beppe



Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....