Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 6 luglio 2015

Un saluto da Verona

Caro fratel Beppe.
è oramai passato molto tempo da quando sono venuto a Chaaria con Gessica eVeronica.
Spesso seguo le vostre vicende grazie al tuo blog. Continuo a stupirmi di quanto riusciate a fare con le risorse che avete.
Rispetto a quando sono venuto da voi ora inizio ad avere un ruolo un po’ più definito in ospedale.
A febbraio stavo facendo “tronco comune” in chirurgia generale, non era il mio reparto e quindi contavano su di me in modo molto  marginale. Ora, da inizio giugno, ho iniziato a seguire solo la Neurochirurgia, e poco a poco le responsabilità che devo prendere stanno aumentando.
Mi capita di dover tenere il cicalino del medico di guardia e di dover prendere alcune decisioni in prima persona, con l’aiuto dello specializzando grande, del radiologo, del medico del PS e chi più ne ha più ne metta. Però è difficile, è difficile dover prendere decisioni che riguardano la vita delle persone, è difficile dover dire: "purtroppo per sua madre non c’è niente da fare", dopo aver visto un emorragia devastante, oppure dover rispondere: “la prognosi di questo tumore solitamente è di pochi anni”. 




E per fortuna non sono mai l’unico che deve dire queste cose, sono ancora il più piccolo, quello che deve imparare. Vedo davanti a me una montagna altissima da scalare e molto spesso temo di non riuscirci, ma un passetto alla volta voglio provarci.
Quando apro il tuo blog mi trasmette una grande forza. Tu hai pochissime persone che possono aiutarti a prendere decisioni che riguardano centinaia di persone che vengono nel vostro ospedale.
Eppure state facendo un lavoro incredibile, riuscite a trattare tantissime persone che senza di voi avrebbero pochissime alternative.
Quindi mi dico che se voi riuscite a fare così tanto anche io devo rimboccarmi le maniche e per lo meno provarci.
Spero di poter tornare un giorno a dare il mio piccolo contributo, magari un po’ più grande rispetto a quello che ho dato l’ultima volta.
Scusami se ti ho parlato di cose che riguardano più me che Chaaria.
Buon lavoro e complimenti ancora per quello che fate.

Cristiano

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