Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 6 settembre 2015

Domenica da paura

Me lo aspettavo perchè è ovvio che alla domenica non solo sono chiuse tutte le strutture governative a causa dello sciopero, ma anche molti dispensari e centri di salute missionari.

Me lo aspettavo anche perchè normalmente a settembre abbiamo un incremento esponenziale del numero dei parti (sono i cosiddetti figli natalini, concepiti quando i padri che lavorano lontano, tornano a casa per le vacanze natalizie).
Fatto sta che oggi è stato come un lunedì...e chi è venuto a Chaaria sa cosa si intende qui per lunedì!!
Ieri abbiamo operato non-stop dalle 7 del mattino alle 21, per far fronte alla ressa di pazienti in attesa di intervento. Oggi avevamo deciso di non avere una lista operatoria, sia per tirare il fiato e sia anche per poter fare le pulizie generali della sala operatoria.
Ma ci ha pensato la maternità a tenerci occupati tutto il giorno: sei cesarei, altrettanti raschiamenti uterini, ed un numero di parti da capogiro.
La sala parto è stata sempre piena di partorienti: quattro lettini da parto che in contemporanea sfornavano bambini. Il personale della maternità (anch'esso un po' ridotto alla domenica) ha veramente lavorato tantissimo.
Credo che da quando è iniziato lo sciopero (in contemporanea con il baby boom tradizionale a settembre) abbiamo avuto ogni giorno una media di 25 parti, tra quelli naturali e quelli chirurgici.


Il problema più grande è quello di dare un letto a tutte queste donne.
E' vero che qui è consuetudine mandare a casa una puerpera il giorno seguente al parto, ed è altrettanto vero che le cesarizzate non stanno in reparto che tre giorni dopo l'intervento, ma i posti letto rimangono un grandissimo problema...ci sono anche i travagli pretermine, le malarie in gravidanza ed altre complicazioni della gestazione.
Ieri sera poi siamo rimasti senza camicie da notte per le mamme (erano sporche, in lavatrice o ancora umide sullo stenditoio) ed abbiamo dovuto chiedere loro di avvolgersi dopo il parto in grandi traverse (cosa che per altro fanno spesso anche a casa con le loro coloratissime stoffe).
Siamo inoltre sempre in crisi con le garze, che bisogna continuamente tagliare e piegare, prima della sterilizzazione: anche le pazienti ci aiutano in questo lavoro. La lavanderia e la sterilizzazione sono tirate al punto di rottura.
Ci dono donne col pancione dappertutto: i corridoi della nuova maternità sono affollati di barelle; altre donne si siedono per terra davanti alla maternità, ed altre ancora passeggiano tutta la notte per incrementare le contrazioni e favorire la discesa della testa del nascituro.
Con un tale numero di parti, pure le chiamate notturne sono più frequenti, e la stanchezza è tanta: sabato e domenica sono ormai giorni feriali pesantissimi; dal lunedì al venerdì si corre dal mattino presto alla sera tardissimo.
Oggi pomeriggio dopo le 15 avrei voluto riposarmi un po', ma ci hanno pensato due cesarei a tenermi occupato fino all'ora della preghiera.

Fr Beppe


Nessun commento:

Guarda il video....