Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 8 novembre 2015

Le nostre domande senza risposta

John e’ arrivato stamattina in ospedale in pessime condizioni generali. Appariva in preda al dolore, soprattutto all’addome. 
parenti che lo hanno accompagnato ci hanno riferito che il loro congiunto era stato assalito dai ladri durante la notte ed era stato “pestato” con una serie infinita di calci nella pancia.
Alla visita l’addome era veramente dolente, e la palpazione creava una evidente reazione di difesa, come nei casi di peritonismo.
Abbiamo fatto una ecografia urgente ed abbiamo documentato una ingente quantita’ di fluido corpuscolato in cavita’ peritoneale. Abbiamo dunque eseguito una paracentesi esplorativa ecoguidata, ed abbiamo appurato che si trattava di sangue rosso vivo. Siccome il nostro cliente aveva anche una importante splenomegalia, abbiamo formulato l’ipotesi diagnostica di rottura traumatica della milza con emoperitoneo (il fegato appariva infatti normale).
Dopo aver stabilizzato le condizioni generali del paziente con dei liquidi endovena, e dopo aver eseguito i test dell’emergenza, incluse le prove crociate per il sangue da trasfondere, siamo corsi in sala operatoria, pronti al peggio.
Abbiamo aperto quella pancia ed abbiamo aspirato una ingentissima quantita’ di sangue endoperitoneale; abbiamo quindi lavato la cavita’ con fisiologica sterile, e ci siamo accorti che la situazione era migliore di quanto ci fossimo aspettati (la splenectomia non sarebbe stato un intervento da poco).


Quel che abbiam trovato e’ stata una rottura di vescica con emo ed uro-peritoneo: un calcione aveva probabilmente fatto scoppiare la sua vescica piena.
L’operazione e’ stata abbastanza breve e senza particolari difficolta’.
Il paziente e’ ora stabile, e siamo veramente ottimisti per la sua guarigione, anche se purtroppo gli esami preoperatori hanno dimostrato uno stato di immunosoppressione.
“Ma sara’ vera la storia dei ladri?”
Io penso che queste siano domande veramente inutili a Chaaria: la verita’ infatti non la veniamo quasi mai a sapere; la storia dei ladri poi e’ quella piu’ comunemente usata per coprire ogni sorta di “situazioni malate”.
Potrebbe essere stata veramente una rapina, e John potrebbe essere un onesto cittadino picchiato in casa a scopo di estorsione.
Ma potrebbe anche darsi il caso che il ladro sia lui, e che, sorpreso dai vicini o dai parenti, sia stato linciato a dovere.
Oppure potremmo essere di fronte ad una rissa tra ubriaconi finita male.
La verita’ non la sapremo forse mai, ma in fondo ad un medico missionario non deve interessare piu’ di tanto. Noi siamo qui per aiutare e per salvare quante piu’ vite ci sia possibile… e questo e’ quanto abbiamo cercato di fare anche con John.
Siamo felici di essere al servizio della vita anche di domenica.

Fr Beppe Gaido


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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