Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 11 novembre 2015

Polvere rossa

E’ in arrivo il nuovo libro di fratel Beppe Gaido “Polvere rossa” (ed. San Paolo ) che ha scritto con Mariapia Bonanate. Non è solo il seguito ideale di “A un passo dal cuore”. E’ anche un viaggio che autori e lettori riprendono insieme, per abitare sempre più intimamente in quell’ospedale di Chaaria, quattrocento chilometri a nord di Nairobi , dove fratel Beppe, insieme a confratelli e consorelle, da diciotto anni, dedica tutto se stesso, al servizio dei suoi ammalati in ciascuno dei quali ravvisa il volto di Cristo.
Sullo sfondo di paesaggi che incantano per la loro bellezza, di cieli sconfinati che si colorano di albe e di tramonti mozzafiato, di avventure epiche, fratel Beppe racconta le lunghe giornate e le tante notti che trascorre con loro, in sala operatoria , nei reparti sempre affollati, con anche due persone per letto, negli ambulatori dove arrivano migliaia di persone da tutta la regione e oltre. Riflette su tante situazioni che sono legate ai problemi che ogni giorno affronta, ma in pari tempo hanno una dimensione universale. 
Nella sua esistenza di medico, vissuta come una chiamata, si alternano momenti difficili e spesso drammatici, quando non ce la fa a salvare l’ammalato, con momenti di gioia commossa, quando riesce a far nascere, nonostante le drammatiche premesse, un neonato, salvare una donna ridotta a pezzi dal machete di un marito violento o un anziano da tutti rifiutato. Tutte le pagine sono pervase da una felicità evangelica: “E’ la felicità che provi nel condividere totalmente, nella dedizione senza riserve ‘agli ultimi’ e a coloro che soffrono. Una sensazione profonda e vasta, difficile da descrivere, una sensazione di pace interiore che ti fa sentire pienamente realizzato, parte dell’umanità che hai incontrato.”


Il microcosmo di Chaaria, “piccola città della gioia e dell’amore nell’Africa equatoriale”, è il principale protagonista di “Povere rossa”, “un’ epopea degli ultimi”, dei “senza voce”, dei dimenticati dalla storia ufficiale, che lottano ogni giorno per la sopravvivenza. Accanto a loro “il medico venuto da lontano” combatte con pochi mezzi contro malattie impossibili, lotta in una solitudine spesso pesante , contro il tempo, sempre troppo poco per un ospedale che agli inizi era un piccolo ambulatorio, oggi ha centosessanta letti ed è diventato l’isola di salvezza per un’ intera popolazione. 

Mariapia Bonanate

PS. Il libro sarà in liberia dal 20 novembre 2015. Potrà essere acquistato sia nelle librerie delle Edizioni Paoline, sia nelle maggiori librerie italiane, sia in tutte le grandi editrici online.

Gli estremi sono:
Beppe Gaido, Mariapia Bonanate. 
Polvere Rossa
Edizioni San Paolo


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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