Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 22 dicembre 2015

The tree of Chaaria

On my back home, I hang the gifts of Chaaria on the Christmas tree: a  nice elephant cloth, some necklaces of the Centre, a cup for breakfast,  the 2nd book of Br. Beppe (“Polvere Rossa”), a Nativity in miniature,  and a great many memories of Sisters and Brothers in charity, of  friendly staff, of responsable volunteers. 
To all appearance, the poors  are missing. Really, the poors are the roots and the trunk of the tree. 
The poors are supporting everything, even my frailties and my vanity. 
Thank you Chaaria for your “Merry Christmas”!

Antonio (Torino - Italy)

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