Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 30 gennaio 2016

Emorragia post-partum

Sono le 20 di ieri sera e siamo in sala; nonostante l'assenza dell'anestesista, riusciamo a finire il cesareo per le 21. Luciano e Toto non mi potevano aiutare perchè ancora intenti a finire l’ultima frattura nell’altra sala.
Era stato un cesareo senza problemi, ed eravamo rimasti di stucco quando ci eravamo resi conto che il bambino non respirava dopo l'estrazione. Però fortunatamente le nostre infermiere di sala parto, erano riuscite a rianimare proprio bene, e, prima di chiudere la cute
dell'addome già avevamo avuto la notizia: "ha pianto, e respira da solo".
Che sospirone di sollievo!
Subito dopo una cenetta velocissima però vengo chiamato nuovamente in ospedale: la mamma appena cesarizzata ha una torrenziale emorragia post partum; la sua pressione è già sparita ed il polso è appena percettibile. Che dramma!! Il sangue esce a fiotti, ed oramai deborda sul pavimento. E' difficile anche avvicinarsi al letto senza essere imbrattati.
Io mi avvio verso il laboratorio senza troppa convinzione.


Testiamo il gruppo sanguigno alla paziente e ci rendiamo conto che il suo sangue è ormai una acquetta rosa contenente sì e no 2 grammi di emoglobina. Facciamo dei liquidi a go go. Pratichiamo oxitocina in vena... le mie gambe cominciano a tremare ed il mio cervello ad offuscarsi. Non so bene cosa fare: le infermiere della notte mi guardano ansiose, in attesa di ulteriori piani terapeutici.
Fortunatamente in emoteca trovo una sacca di sangue compatibile (l’ultima rimasta), e trasfondiamo velocemente.
Pian piano la mamma riprende vita, grazie al "ricco" sangue dell’unica sacca reperita in laboratorio.
Rimango ancora a controllare la situazione fin verso mezzanotte.
La mamma sembra non sanguinare più. Le condizioni sono stabili. Dico alle infermiere di continuare con le medicine prescritte e provo ad andare a riposare.
La mia felicità è stata completa questa mattina quando, tornato in ospedale, l'ho vista seduta nel letto tutta intenta ad allattare il suo gigante (4200 g alla nascita).
Oggi poi è stata una giornata campale.
Il sabato e la domenica ormai sono come gli altri giorni, e con la maratona ortopedica in corso, anche oggi abbiamo superato nuovamente i 450 pazienti. Il lavoro è stato durissimo, ma il giorno è trascorso nella serenità: oltre ai tantissimi interventi ortopedici, abbiamo avuto un altro cesareo, che non ci ha dato grossi problemi stavolta; abbiamo assistito tante persone veramente gravi, abbiamo fatto quello che potevamo.
Ora mi rimane ancora il contro-giro del dopo cena... speriamo che sia tutto tranquillo, e che si possa andare a letto un po' prima.

Fr Beppe


Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....