Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 26 gennaio 2016

L'assalto alla diligenza

Oggi alle 14 sono arrivati Luciano e Toto.
Tutti li aspettavano ed è stato un vero assalto alla diligenza.
Nessuna pietà per loro che aveva viaggiato tutta la notte in aereo, ed avevano anche dovuto spendere un giorno in più ad Amsterdam a motivo di uno sciopero dei voli in Italia.
Dall'Ospedale Generale di Meru sono stati trasferiti a Chaaria 18 pazienti con plurifratture gravissime: l'ambulanza di quell'ospedale ha fatto la spola su è giù da Meru per molti viaggi.
Sono fratture complesse e per lo più inveterate, non operate prima a causa del sovraffollamento di quella struttura oppure per motivi economici (i pazienti non avevano soldi per pagare le placche e le viti).
Noi qui a Chaaria avevamo già dieci pazienti ricoverati per loro ed in attesa di intervento. Da domani inizieranno gli appuntamenti dei pazienti ambulatoriali. Onestamente non so come farà Luciano a cavarsela con tutte queste fratture, queste ustioni e queste mani distrutte e maciullate...certamente credo che dovremo operare anche il sabato e la domenica e qualcuno (in tono semi-serio) proponeva addirittura una seduta operatoria tutte le notti.
Anche per Toto la vita non sarà così semplice, visto che per lui ci sono già plastiche a zeta, innesti cutanei, labbri leporini ed altri difficili interventi di chirurgia plastica.


Ad aggiungersi a tutto questo c'è il fatto che di per sè la nostra giornata era già pienissima ed il numero di pazienti elevatissimo. Noi eravamo già sui limiti delle possibilità di sopravvivenza, ed in più abbiamo sentito l'onda d'urto dei pazienti di Luciano e Toto.
La sensazione provata oggi di fronte alla marea umana che ci ha sommersi è stata quella del soffocamento, ma poco alla volta speriamo di riuscire a smaltire il carico che improvvisamente si è venuto a creare.
Conteremo anche sull'aiuto della Dottoressa Makandi e del Dr Nyaga dall'ospedale di Meru. Si tratta infatti di un esercizio di collaborazione programmato con il Meru Level 5 Hospital, per poter aiutare questi pazienti che loro non riuscivano a operare.
Il problema più grande oggi è stato quello di trovare un posto letto per tutti: sembrava di essere tornati ai giorni dell'ultimo sciopero.
Ma, con tutto ciò, anche se qualcuno condivide il letto con un altro, ed alcuni dormono su materassi posti sul pavimento, ora tutti i ricoverati sono addormentati ed è forse meglio che provi ad andare a letto pure io...se no, domani non ce la farò a lavorare.

Fr Beppe

1 commento:

Fratelli Cottolenghini ha detto...

Al dottor Cara e al suo collaboratore: Buon Lavoro!!

Guarda il video....