Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 14 marzo 2016

Come è difficile a volte

Non molto tempo fa ho scritto del mio cesareo più difficile, e parlavo del caso in cui una mamma era molto anemica a causa di una continua emorragia causata da una placenta previa.
Non era a termine; la sua gravidanza era di circa 32 settimane; eppure sanguinava continuamente e l'emoglobina era ormai di 4.5 grammi...un livello davvero pericoloso per la vita sua e del nascituro.
Non potevo trasfonderla perchè il suo gruppo sanguigno era rarissimo (Zero negativo), e non riuscivo a trovare un donatore.
Alla fine, nel tentativo di salvare lei ed il bimbo, avevo deciso per un cesareo a otto mesi di gestazione... ebbene, in quel caso è andato tutto benissimo, nonostante tutte le mie paure. Il cesareo è filato liscio e senza problemi; la donna non ha sanguinato gran chè dopo l'operazione, e quindi la sua emoglobina ha iniziato a risalire pian piano.
Il bambino, seppur di soli 1800 grammi, si è dimostrato battagliero sin dal primo momento: ha pianto vigorosamente, e poi si è messo subito a succhiare al seno della mamma; non ha inoltre dimostrato alcuna difficoltà respiratoria. Ora mamma e bambino sono entrambi dimessi e sono tornati a casa in ottime condizioni.


Domenica scorsa di nuovo mi sono trovato in una situazione per certi versi analoga... e per certi altri apparentemente più semplice da gestire.
Avevo una mamma con fortissime contrazioni e con due pregresse cicatrici da cesareo. I due pregressi cesarei controindicavanoi il parto in modo assoluto.
La cervice aveva già iniziato a dilatarsi. Inoltre la donna lamentava un forte dolore sulla cicatrice chirurgica, cosa che a volte è un segno premonitore di possibile rottura d'utero.
L'ecografia mi indicava una gravidanza di 36 settimane...non proprio a termine quindi, ma sicuramente in area di sicurezza. L'eco mi indicava inoltre un peso estimato del feto di circa 2200 grammi...anche questo non male ed in zona di sicurezza.
Di solito i bambini che pesano più di due chili infatti non hanno problemi dopo il parto; inoltre la terapia medica non riusciva assolutamente a fermare le contrazioni uterine della donna, per cui bisognava agire prima della possibile rottura d'utero.
Ho quindi deciso che il cesareo sarebbe stato la scelta più sicura per mamma e bambino.
L'operazione in effetti non ha avuto problemi e si è conclusa molto rapidamente. All'estrazione mi sono però accorto che il bambino era flaccido e non piangeva. Lamentava invece forti difficoltà respiratorie.
Lo abbiamo rianimato e gli abbiamo dato tutti i farmaci a nostra disposizione.
E' sopravvissuto in incubatrice fino ad oggi, e poi ci ha lasciati: le condizioni respiratorie sono state pessime sin dalla nascita e non sono mai veramente migliorate, nonostante tutti i nostri sforzi.
La mamma è devastata dalla perdita del figlio, e piange disperatamente.
Io sento un mattone sul cuore perchè sono stato io a prendere l'ultima decisione.
Come è difficile a volte lavorare in maternità, e come è talvolta frustrante!
La settimana scorsa, in situazione di emergenza, abbiamo fatto nascere un pretermine di otto mesi, e tutto è andato per il meglio.
Domenica, a motivo di una situazione a mio parere parimenti imprescindibile, ho preso la stessa decisione per un bimbo a cui mancava una settimana soltanto alla data canonica dei cesarei elettivi. Quest'ultimo però, nonostante il peso corporeo ben superiore ai due chilogrammi, ha sviluppato un distress respiratorio come te lo aspetti solo nei casi di parto pretermine.
Rimane un mistero avvolto da buoi fitto, anche se continuo a pensare che non potevo scegliere diversamente e che il cesareo era l'unica opzione.
Rimane però anche il fatto che quella mamma il bambino non ce l'ha più ed inconsciamente io me ne sento responsabile: quando la vedo singhiozzare, anche se lei non mi rivolge accuse dirette, un coltello mi si pianta nel cuore.

Fr Beppe


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