Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 13 marzo 2016

Chaaria agricola

Quest'anno la stagione delle piogge è iniziata con notevole anticipo.
Abbiamo dovuto fare in fretta sia per raccogliere il granoturco ed i fagioli, e sia per preparare i silos con gli steli secchi del mais da usare come nutrimento delle mucche nella stagione secca.
La settimana scorsa vari acquazzoni torrenziali ci hanno convinto che non si doveva più aspettare e che bisognava arare e preparare il campo per la semina della seconda stagione delle piogge.
Tarcisio è già riuscito a terminare l'aratura e la semina è in corso.
Speriamo che la nuova stagione delle piogge sia buona come la precedente e che possiamo raccogliere a sufficienza per dar da mangiare ai Buoni Figli ed ai moltissimi pazienti dell'ospedale.
L'attività agricola è una delle tante coordinate da Fr Giancarlo, che ringraziamo sinceramente.
Essa fa parte di quei settori meno appariscenti, meno gratificanti, ma così importanti per la vita della missione.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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