Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 24 aprile 2016

C'era una volta il sabato

Ricordo quando al sabato pomeriggio riuscivamo a tirarci fuori qualche ora di riposo dopo le 15.
L'ambulatorio per quell'ora più o meno si svuotava e l'ospedale continuava a funzionare solo per le emergenze e per i pazienti già ricoverati.
Ricordo quando al sabato non avevamo un programma operatorio perchè le liste di attesa erano meno congestionate.
Ricordo anche la maternità molto meno affollata di quanto non lo sia al momento, soprattutto per i casi più complicati.
Adesso tutto è cambiato.
Per forza di cose al sabato siamo un po' sotto personale in vari dipartimenti, perchè bisogna dare i riposi al personale.
La gente però è aumentata a dismisura.
L'ambulatorio rimane affollatissimo fino alle 18.
La sala operatoria funziona normalmente con una lista di interventi che ci tiene impegnati fino a sera, e poi (come oggi) ci sono in mezzo tante emergenze.




La maternità sembra riempirsi ancora di più, forse perchè altre strutture sono chiuse nel fine settimana.
Quando abbiamo aperto la nuova maternità qualcuno ci criticava il fatto di aver posto tre lettini da parto in sala travaglio.
A loro sembravano troppi.
Ebbene oggi abbiamo dovuto aggiungere una barella volante perchè i parti in contemporanea erano quattro.
Oggi abbiamo finito il terzo cesareo d'urgenza alle 18.30 ed onestamente siamo davvero molto stanchi.
Per adesso stiamo cercando di difendere con i denti almeno la domenica pomeriggio: spesso alla domenica mattina dopo Messa dobbiamo mettere un paio di interventi chirurgici comunque, al fine di alleggerire il numero di pazienti già ricoverati e non ancora operati; sovente poi ci sono cesarei o urgenze anche di domenica pomeriggio.
Cerchiamo però di resistere alle richieste della folla di pazienti ad espandere i servizi ordinari dell'ospedale anche alla domenica pomeriggio...altrimenti davvero non ce la faremo a continuare. Questa è la ragione per cui non faccio ecografie di routine o gastroscopie alla domenica pomeriggio. Per la stessa ragione accetto di visitare pazienti ambulatoriali solo se si tratta di un caso davvero grave ed urgente...altrimenti delego al clinical officer di turno.
Il personale di sala dice che ormai il sabato è diventato un lunedì, a significare che è una giornata pesantissima: il lunedì è infatti il giorno della settimana con più alta affluenza.
C'era una volta il sabato. speriamo che non sparisca del tutto anche la domenica.

Fr Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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