Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

giovedì 21 aprile 2016

Cronica carenza di sangue

In questo periodo la pediatria è pienissima, e molti bambini hanno forme gravissime di malaria che provocano anemizzazioni severe ed assai rapide. Non è infrequente ricoverare un bimbo con 1.8 grammi di emoglobina. E' chiaro che la trasfusione è la sua unica speranza di vita.
Anche la maternità è un altro settore dell'ospedale dove l'anemia è di casa: da una parte le nostre mammine sono già abbastanza anemiche di base; dall'altra la gravidanza stessa provoca un peggioramento della condizione; inoltre è risaputo che le donne gravide sono più suscettibili alla malaria che a sua volta causa splenomegalia ed anemizzazione.
Non è infrequente aver bisogno di sangue nel puerperio, soprattutto quando si verifica la temibile complicazione della emorragia post-partum. 
Sovente poi dobbiamo trasfondere dopo il cesareo, che abbiamo affrontato in emergenza con una emoglobina di partenza attorno ai 6 grammi. Ci sono poi i tanti casi di aborto e le non rare gravidanze extra-uterine: entrambe le situazioni sono delle emergenze ostetriche che in poche ore possono dissanguare una donna.
Pensiamo poi ai tanti interventi chirurgici che stiamo eseguendo grazie alla presenza di Pietro: anche in questo caso si deve a volte trasfondere... magari dopo una prostatectomia, un’ isterectomia con utero enorme, una gastrectomia per tumore.


Ci sono inoltre i molti casi di AIDS avanzato o di tumore in stadio terminale, dove spesso l'unico mezzo per tenere in vita una persona è darle del sangue.
Il sangue non è mai abbastanza, soprattutto per il gruppo 0 positivo di cui è portatore circa l'80% dei nostri malati. A volte capita che le poche sacche 0 positivo che riusciamo a procurarci, finiscono in una giornata.
La settimana scorsa sono morti due pazienti con emoglobina a 2, e per i quali non abbiamo trovato sangue compatibile: uno era zero negativo e l’altro A negativo.
Al momento l’unica fonte di sangue per la nostra emoteca sono i parenti del paziente, ma a volte rifiutano di donare o magari non sono compatibili.
Allora che fare?
Unica alternativa, almeno in emergenza è la donazione: io e Giancarlo doniamo ogni tre mesi. Il suo sangue è più prezioso perchè è 0 positivo; il mio lo è un po' meno in quanto A positivo... ma non viene buttato via comunque.
Sovente anche alcuni volontari generosi ci aiutano nella nostra quotidiana ricerca di sangue e generalmente donano il loro prima del ritorno in Italia.
Pure questo gesto di generosità per i nostri malati è certamente molto apprezzato. "Versare il proprio sangue" letteralmente in una sacca per Chaaria è un grande atto di altruismo e di solidarietà che può davvero salvare la vita di una persona.
Grazie quindi a tutti i volontari che ci donano il loro sangue.
La loro ricompensa la riceveranno dal Signore.

Fr Beppe


Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....