Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 27 aprile 2016

Il carcinoma della mammella

E' estremamente frequente a Chaaria.
A volte si vedono donne giovanissime con forme avanzate ed ormai metastatizzate; altre volte visiti donne con cavolfiori ulcerati e pieni di vermi che non sarebbe neanche più possibile operare.
Allora ti chiedi: ma come è possibile arrivare ad uno stadio così avanzato? Perchè non farsi vedere prima?
La risposta è davvero difficile da trovare, ma penso che in parte si da ascrivere alle carenze del sistema sanitario locale: ricordo una ragazza di 28 anni, morta in ospedale due giorni dopo il ricovero.
Aveva una forma avanzatissima di tumore alla mammella che le aveva causato metastasi polmonari e versamento pleurico, Quando le avevo chiesto come mai fosse venuta in ospedale così tardi, mi aveva risposto che lei era andata da subito al dispensario locale a motivo di un eczema del capezzolo. in quella struttura, invece di rendersi conto che si trattava probabilmente di una forma di cancro fin dal primo momento (il cosiddetto morbo di Paget della mammella), l'avevano curata per mesi con delle pomate cortisoniche. Naturalmente non era migliorata, e quelle terapia dermatologica sbagliata avevano dato il tempo al tumore di stroncare quella giovane vita.


Un'altra ragione per cui non riusciamo ad aiutare le donne affette da questo problema oncologico è il fatto che esistono delle remore culturali che facciamo fatica a sradicare: qui la gente pensa che farsi operare alla mammella significhi morire in sala o subito dopo.
Capita spessissimo (anche oggi purtroppo) che giovani donne con forme già avanzate di tumore maligno rifiutino l'intervento e se ne tornino a casa con il loro problema. Non si fanno operare perchè pensano che, con la mastectomia, esse moriranno.
La realtà è che purtroppo moriranno davvero, non di mastectomia ma di tumore...ed anche molto presto, semplicemente perchè non ci hanno permesso di operarle in tempo.
Nelle ultime due settimane il 100% delle donne con questo problema ha declinato l'intervento chirurgico. E' per noi estremamente frustrante.
Dobbiamo lavorare molto sulla mentalità, se vogliamo arrivare ad avere un impatto sul tumore del seno.
Rimarranno altri problemi, come la mancanza di soldi per radio e chemioterapia, ma almeno potremmo cercare di fare qualcosa chirurgicamente per le forme precoci. Oggi come oggi, anche se troviamo un tumore in fase iniziale, poi la donna ci dice di no quando proponiamo di operarla... per poi tornare da noi mesi dopo, quando ormai è troppo tardi per aiutarla.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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