Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 6 aprile 2016

Una poveretta con ri-frattura

Anjelina era caduta da un mototaxi a gennaio. Era poi rimasta a lungo in un ospedale dove non le avevano fatto niente, perchè per la sua frattura di femore ci sarebbe voluto in intervento molto costoso per cui lei non aveva soldi.
Aveva languito in quella struttura a lungo, con una trazione alla gamba. Naturalmente tale procedura non aveva portato a nessun consolidamento della frattura.
Soldi!!! Sempre soldi!!!
Chi ce li ha può farsi operare, mente chi non li ha rimane senza intervento e magari diventa storpio tutta la vita.
A febbraio i parenti l'avevano trasferita a Chaaria perchè tanto in quell'ospedale non l'avrebbero operata a motivo della situazione finanziaria.
Noi avevamo accolto subito la giovane paziente, ed eravamo intervenuti entro ventiquattr'ore.
Nonostante le difficoltà tecniche derivanti dal fatto che si trattava di una frattura inveterata, avevamo inserito un chiodo endomidollare e poi l'avevamo dimessa che camminava con le sue gambe, pur con carico parziale e stampelle.
L'avevamo quindi seguita in fisioterapia ed Anjelina si era ripresa benissimo, arrivando a camminare normalmente e senza zoppicare.
Questo è stato per noi un risultato importante in quanto Anjelina è molto giovane (18 anni) ed è anche povera economicamente.
L'altro ieri purtroppo è caduta di nuovo: stavolta non da un motociclo, ma dal suo letto.
E' strano che sia avvenuto un disastro simile, ma la poveretta è riuscita a fratturarsi lo stesso femore, tranciando di netto anche il chiodo endomidollare (vedi la lastra).
Naturalmente l'unico ospedale a cui i parenti si sono rivolti è stato Chaaria, ed i motivi sono quelli sopra accennati.


Era la prima volta per me: non avevo mai visto un chiodo endomidollare spezzato da una frattura.
Avevo paura di non riuscire a rimuovere il frammento distale del chiodo, e temevo anche che la riduzione sarebbe stata difficoltosa.
Invece pian piano siamo riusciti a fare tutto: abbiamo identificato il chiodo endomidollare e le viti laterali. Abbiamo estratto dapprima il segmento prossimale e poi quello distale.
Abbiamo quindi inserito un nuovo chiodo più grosso e più lungo.
Domani Anjelina potrà nuovamente essere in piedi con le stampelle, che abbandonerà comunque entro 20 giorni.
Per la paziente certamente oggi è un gran giorno perchè è stata operata nuovamente, a 24 ore dalla caduta e senza il calvario vissuto la prima volta nell'altro ospedale.
E' un gran giorno anche per noi che per la prima volta abbiamo affrontato con successo un problema clinico che non ci era ancora capitato prima...e siamo riusciti a farlo senza l'aiuto del Dr Luciano Cara, che in questo momento non è a Chaaria.
Grazie comunque a Luciano, sia per averci con pazienza insegnato la tecnica, e sia per averci donato tutto il costoso materiale di consumo ortopedico che ci consente di operare anche i più poveri che non ne avrebbero la possibilità, se i prezzi non fossero quelli bassissimi di Chaaria.

Fr Beppe Gaido


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