Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 22 maggio 2016

Il servizio di maternità

La maternità di Chaaria ha una storia che inizia nell'ottobre 1998, quando facemmo il primo parto perchè le donne rifiutavano di andare via quando dicevamo loro che non offrivamo tale servizio.
Negli anni questo settore dell'ospedale è andato gradualmente crescendo con numeri di parti veramente importani ed al momento superiori al migliaio ogni anno.
Dal 1998 al 2004 siamo stati in grado di offrire soltanto servizi di maternità non complicata, in quanto, come medico internista, io non ero in grado di fare un cesareo.
I cesarei sono iniziati nel 2004 e sono andati crescendo in numero, anche in quanto l'attività chirurgica ha trasformato Chaaria in un centro di riferimento per molte strutture rurali che a noi trasferivano i casi complicati e con necessità di intervento.
La cosa più significativa è che dal 1998 ad oggi ci sono state solo tre morti materne nel periodo perinatale. L'ultima morte, dovuta ad eclampsia, risale a più di cinque anni orsono.
Questo implica che nell'ultimo quinquennio la nostra mortalità materna è stata dello 0%, ed anche prima ci è stata sempre molto vicina.


Altro dato di rilievo riguardante la nostra attività in maternità è il fatto che siamo riusciti a ridurre drasticamente la prevalenza di HIV nelle donne gravide.
Al momento nessuna delle partorienti rifiuta il test: siamo infatti riusciti ad ottenere un 100% di test HIV fatti durante la clinica antenatale, in modo da poter eventualmente iniziare la terapia antiretrovirale in gravidanza. 
Tra tutte le donne testate abbiamo trovato soltanto un 1% di HIV positive, segno che i nostri messaggi di prevenzione pian piano stanno passando...soprattutto tra le donne (la prevalenza tra gli uomini ricoverati in ospedale è superiore al 7%).
Offrendo poi sempre sia la terapia antiretrovirale per la mamma in gravidanza e sia la profilassi al neonato, abbiamo registrato un 100% di negatività nei neonati di madri positive.
Generalmente parlando possiamo quindi essere contenti ed orgogliosi del nostro lavoro in maternità, pur non volendo dormire sugli allori e mantenendo alta la tensione per un continuo miglioramento.

PS: domani sarò a Torino e poi iniziarò la serie di presentazioni del libro Polvere Rossa.
I giorni in Italia sono pochi; ho anche altri impegni familiari ed alcuni documenti da preparare, per cui credo di non poter incontrare personalmente i volontari che mi vorranno salutare. Vi invito quindi a partecipare alle presentazioni del libro, dove ci potremo salutare.
Anche se non è ancora pronta la locandina, informo i volontari della Sicilia che ci sarà una presentazione del libro a Milazzo il 30 maggio. Vi comunicherò i dettagli della serata a Milazzo appena li saprò.

Fr Beppe Gaido


Fr. Beppe con il Dr Carlo
Lanza, suo amico e coautore di tanti articoli medici


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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