Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 24 luglio 2016

Cosa fare?

L’ho visitata per la prima volta venerdì scorso.
Lamentava dolori addominali importanti e sanguinamenti genitali.
L’ecografia ha dimostrato dei grossi fibromi uterini di cui la giovane donna era già al corrente.
Era infatti venuta a Chaaria specificamente per farsi operare di miomectomia.
La cosa che però mi ha messo in crisi è il fatto che, oltre ai fibromi, l’eco ha dimostrato anche una gravidanza iniziale e perfettamente vitale.
La paziente aveva così tanto male che assolutamente voleva l’intervento.
Mi diceva che anche in altri ospedali le avevano spiegato che sia il male che l’emorragia erano probabilmente dovuti a dei fibromi andati in necrosi, e quindi da togliere al più presto.
Io le ho detto che, per motivi etici, non mi sentivo di fare l’operazione fintantochè il prodotto del concepimento era vivo: ogni intervento sull’utero può in effetti causare aborto, e con fibromi così grandi la probabilità di perdita della gravidanza era praticamente del 100%.
Inoltre le ho fatto presente che, a parte i rischi di indurre noi un aborto, una miomectomia in gravidanza sarebbe stata pericolosa anche per lei perchè un utero gravido può essere davvero emorragico in corso di intervento.



Lei si è convinta.
Anche a lei sarebbe piaciuto avere quel bambino.  
E’ quindi andata a casa con farmaci tocolitici e con supplementi di ferro e folico.
Abita perà decisamente lontano e le strade tra il suo villaggio e Chaaria sono pessime.
Purtroppo me la sono trovata in ospedale stasera nuovamente: era pallidissima, collassata ed in preda a seria emorragia.
Fortunatamente avevo sangue in emoteca ed ho potuto stabilizzare velocemente le sue condizioni generali.
L’eco di stasera ha dimostrato un quadro decisamente diverso da quello di venerdì scorso: l’embrione non c’era più, pur permanendo una camera ovulare piuttosto irregolare: i fibromi avevano in pratica causato l’aborto, ma la donna continuava a sanguinare a causa di prodotti di concepimento ritenuti.
Aveva perso così tanto sangue e tanto velocemente da essere fredda e senza pressione.
Abbiamo quindi fatto una revisione urgente della cavità uterina con lo staff della notte, e l’emorragia si è fermata.
Ora aspetto che venga qualcuno dei familiari a donare sangue e poi penso che farò anche le miomectomie, lasciando però passare un po’ di giorni al fine di ridurre il pericolo di emorragia uterina in corso di intervento.
Anche stavolta la decisione è stata difficile: interrompere la gravidanza io stesso per poter permettere la miomectomia non avrei potuto farlo per motivi etici.
L’aborto però è avvenuto ugualmente, ed è capitato quando la donna era lontana da ogni struttura sanitaria.
In quelle condizioni è arrivata da noi in mototaxi (immaginate una donna collassata e sanguinante, seduta sul sedile posteriore di una motocicletta che corre su strade dissestate).
Ci è mancato poco che morisse di una emorragia acuta.
Meno male comunque che siamo arrivati in tempo.
Nuovamente sento la responsabilità di certe decisioni che devo prendere sulla vita degli altri.
Il fatto di essere sempre solo a decidere spesso pesa quanto un macigno.


Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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