Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 27 agosto 2016

Una giornata diversa

Come consigliere dell'Ordine dei Medici di Meru (Kenya Medical Association. Meru Division), mi è stato chiesto di partecipare, insieme al Dr Fredrick Ndede, al Convegno Nazionale: "Abortion: Values, Perspectives and Realities", tenutosi a Nairobi nella giornata
odierna.
E' stato un seminario molto intenso ed impegnativo, con orari di lavoro estremamente stretti.
L'evento è stato sponsorizzato dall'organizzazione americana "Catholics for Choice", ed è stato organizzato con il patrocinio del consiglio nazionale della Kenya Medical Association.
Ognuno degli ordini locali ha mandato due rappresentanti (per Meru il Dr Ndede ed il sottoscritto appunto): si è quindi trattato di una grande occasione di confronto con autorevoli colleghi provenienti da ogni parte del Kenya.
Molto positiva è stata anche la condivisione di esperienze e di punti di vista con i colleghi americani.
Non si è trattato di un convegno basato su posizioni diverse di differenti religioni o filosofie di pensiero.
Come ormai diciamo anche in Italia, è stato un vero "brain storming", in cui tutti hanno potuto esprimere il proprio punto di vista, in un clima di massimo rispetto anche da parte di coloro che la pensavano diversamente.


Il tema è stato affrontato sia dal punto di vista legislativo per quanto riguarda il Kenya, sia considerando l'enorme piaga degli aborti clandestini ed estremamente rischiosi per la salute ed anche per la vita delle donne; si sono affrontati con onestà vari aspetti etici indissolubilmente legati sia all'aborto clandestino, sia a quello legale.
A nessuno è stato chiesto di cambiare le sue posizioni ideologiche, morali o religiose.
Gli sponsor americani, pur essendo cattolici, non hanno imposto il loro punto di vista.
Io sono rimasto fermo sulle mie convinzioni etiche riguardanti il delicato tema oggi affrontato. Ho comunque ascoltato con interesse ed apertura mentale il punto di vista di chi la pensava in modo diametralmente opposto al mio.
Ora la Kenya Medical Association (che non ha una posizione preconcetta sul tema) si farà portavoce della posizione dei professionisti del settore presso gli organi legislativi.
L'aspetto più bello del seminario odierno è stato che non ci sono state crociate nè da parte dei "pro life" che oppongono ogni forma di aborto, nè da parte dei "pro choice" che invece lo ritengono un diritto fondamentale della donna in ogni caso.
In passato ho sovente partecipato a congressi dove questo delicato problema veniva affrontato, ed in genere si finiva sempre per accapigliarsi e poi arroccarsi sulle proprie posizioni.
Stavolta non è stato così.
Ci siamo parlati e rispettati.
Dal mio punto di vista, pur rimanendo fedele alle mie convinzioni religiose ed etiche, devo dire che dopo il seminario di oggi non ho nuove certezze, ma semmai molte domande e molti dubbi in più.
Con questo bagaglio di emozioni ed informazioni, mi appresto ora a tornare in ospedale, dove sento che posso dare il meglio di me stesso: non so se sono capace di dare linee guida e neppure se la mia presenza sia importante in seminari come questo (ci sono venuto perchè mi è stato chiesto in quanto nessun altro voleva venirci).
Sono invece sicurissimo che la mia chiamata è di stare al letto del malato, dove ogni mia decisione viene presa per il suo bene ed alla presenza di Dio, e dove, in ultima analisi, a decidere sono io con la mia coscienza.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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