Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

giovedì 27 ottobre 2016

Una tripletta

Certamente è un evento eccezionale anche per Chaaria, sebbene non sia la prima volta che ci capita.
Erano le 7 del mattino quando è arrivata questa mamma da casa.
Era in preda a fortissime contrazioni ed aveva una dilatazione cervicale completa.
Aveva una cicatrice da pregresso cesareo, ed all'eco ci era sembrato di vedere una gravidanza gemellare, con entrambi i feti in presentazione podalica.
La mamma piangeva ed implorava di essere operata, anche perchè aveva una cicatrice da pregresso cesareo e soprattutto perchè non voleva più sentire dolore.
Portarla in sala risultava però molto problematico: da una parte, anche secondo la data dell'ultima mestruazione, lei non era completamente a termine ma sulle 33 settimane di età gestazionale...un cesareo su feti pretermine è normalmente controindicato; inoltre il podice del primo gemello era ormai al piano perineale, e la mamma avrebbe probabilmente iniziato il lungo processo del parto già dopo pochissimi minuti...non ci sarebbe stato neppure il tempo di prepararla per l'intervento; da ultimo, la sala era occupata da un altro paziente a cui Mbabu aveva già fatto la spinale per una frattura di collo femorale da operare con viti cannulate.


Nonostante le proteste della mamma, ci è parso che il parto naturale fosse l'opzione migliore; l'avremmo seguita, ed avremmo monitorato ogni segno di pericolo sulla cicatrice...ed infatti, di lì a poco, il primo ed il secondo gemello sono nati senza grossi problemi (nonostante la presentazione podalica) a distanza di 5 minuti l'uno dall'altro.
Con sorpresa però, dopo il parto del secondo gemellino, è nuovamente apparso un sacco amniotico; la pancia rimaneva alquanto grande ed il fetoscopio ha rivelato la presenza di un terzo gemello: shock per la mamma già esausta; eccitazione in sala parto tra i membri dello staff per la tripletta.
Il terzo gemellino però ci ha messo molto di più a scendere nel canale del parto: è come se non volesse separarsi dalla mamma!.
La rottura delle membrane non è stata facile, proprio perchè il sacco restava assai alto e difficile da raggiungere.
Dopo esserci riusciti però abbiamo ottenuto una progessiva discesa del bambinello, che stavolta si presentava invece cefalico: anche l'ultimo gemellino è nato bene e non ci sono stati problemi.
Tripletta; pregresso cesareo; due feti in presentazione podalica, parto pretermine: una miscela esplosiva ed una ricetta per qualche complicazione assicurata.
Ed invece no!
Tutto è filato liscio come l'olio. I tre neonati hanno pianto subito con vigore, e, nonostante il peso corporeo non superiore ai 1500 grammi, si sono dimostrati combattivi e pieni di vita. Anche le condizioni respiratorie sono apparse buone, ed i gemellini succhiano al seno.
Questa giovanissima mammina ora ha quattro figli, dopo il secondo parto...un'altra delle esperienze affascinanti che ogni giorno condividiamo con i nostri pazienti.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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