Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 19 novembre 2016

Gli sciacalli di Chaaria

Abbiamo ricoverato NN con due avambracci quasi amputati a colpi di machete.
Questo è un trattamento che la giustizia popolare di qui solitamente riserva ai ladri.
NN però giura di essere un bravuomo e sostiene che siano stati dei malviventi che lo hanno assalito e ridotto così.
E' strano; pare che a Chaaria noi ricoveriamo soltanti i santi perchè non ci è mai capitato che una persona "pangata" accetti di essere egli stesso un malfattore. I cattivi sono sempre gli altri.
Quando NN è stato portato a Chaaria sanguinava profusamente.
Non abbiamo chiesto molto della sua storia e gli abbiamo creduto.
Per noi l'importante era salvargli la vita.
Lo abbiamo operato subito, sistemando le ossa rotte e riparando i tendini recisi.
NN è guarito bene, seppur dopo un lungo periodo post-operatorio, ma, con sorpresa di tutti non andava mai a casa: era dimesso da tempo ma continuava a stare in ospedale, sostenendo che i parenti sarebbero venuti a prenderlo l'indomani.
Da un po' di settimane a questa parte ci eravamo però accorti che mancavano soldi qua e là in ospedale. Anche a me sono recentemente spariti 500 scellini che avevo nel cassetto del mio studio.
Poi ieri sera lo abbiamo colto sul fatto; lo abbiamo beccato mentre faceva una cosa davvero disgustosa.


Era appena morto un paziente nel reparto uomini, ed approfittando della confusione del momento, NN si è affrettato a frugare tra le cose del defunto e gli ha sottratto i pochi spiccioli che aveva.
Sono stati gli altri pazienti a dare l'allarme ed a circondarlo in modo che noi potessimo arrivare e trovarlo con le mani nel sacco.
Un crimine odioso, anche se la cifra sottratta era solo di 300 scellini, insieme ad un telefonino vecchio ed antiquato.
Rubare in ospedale ed all'ospedale che ti ha accolto e curato gratuitamente quando stavi morendo dissanguato è già di per sè disgustoso.
Rubare sul cadavere di un poveretto con cui hai condiviso la camera è, a mio parere, inqualificabile.
Mi sono davvero arrabbiato con NN.
Gli ho detto che ovviamente non credevo più ad una sola parola della sua versione iniziale...i fatti avevano dimostrato chiaramente chi fosse il ladro.
Avrei voluto farlo sbattere in carcere (credo che se lo meritasse!) ma poi mi sono limitato a mandarlo fuori dall'ospedale all'istante: non ha pagato niente all'ingresso; non ha pagato niente alla dimissione, ma almeno ci togliamo di casa la mela marcia ed il ladruncolo che ci sta dissanguando.
Il suo villaggio dista circa trenta chilometri da Chaaria, ma so che i soldi per il matatu ce li ha (avrà probabilmente una buona refurtiva...forse ha anche i miei 500 scellini) per cui non mi sento in colpa perchè a casa certamente non ci arriverà a piedi.
L'unica cosa che mi consola in questa triste storia è che gli abbiamo restituito l'uso della mani.

PS: nella foto vedete Baraka, che sta facendo grossi progressi dopo l'intervento di chirurgia plastica per contratture post-ustione. Lui e la mamma sono contenti di Chaaria e dei servizi che loro offriamo.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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