Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 8 novembre 2016

Mollusco contagioso

Non avevo mai visto una cosa simile.
Il mollusco contagioso è una mallattia dermatologica virale che può colpire sia la cute delle persone immunocompetenti che di quelle immunosoppresse.
Come molte altre malattie infettive, generalmente si presenta più estesa e generalizzata nel soggetto immunocompromesso.
Quando, durante il giro serale, mi hanno chiamato in pediatria a visitare quella bambina di 12 anni, non mi aspettavo di trovare quello che ho visto.
Prima di tutto la diagnosi di ingresso era scorretta: avevano scritto in cartella che si trattava di varicella, e la piccola era stata giustamente isolata.
Appena sono stato vicino a lei, mi sono però reso conto che la presentazione cutanea non mi ricordava affatto la varicella.
Era un quadro mostruoso!
La cute della bambina era completamente ricoperta e praticamente sostituita da papule rilevate ed umbilicate, assolutamente tipiche di mollusco. Non c'era un millimetro libero.
La bimba ne era assolutamente invasa...ovunque... anche sui genitali.
Era febbricitante, sofferente ed un po' agitata.
Il sintomo che più la disturbava era un forte dolore epigastrico, probabilmente una gastrite da stress.
Ho fatto estemporaneamente un test HIV sia a lei che alla mamma: entrambe sono risultate positive!
Ne ero praticamente certo, purtroppo, anche prima di eseguire l'esame diagnostico!


Erano le 22.30 ed ho quindi deciso di darle tutte le terapie sintomatiche del caso, e di attendere l'indomani per discutere con Irene di DREAM le modalità di inizio della terapia antiretrovirale.
A volte incominciare la terapia antivirale in un soggetto troppo defedato, può essere estremamente deleterio.
Purtroppo però la bimba non ci ha aspettato e stamattina era già morta.
La mamma è in totale negazione freudiana e rifiuta il risultato positivo.
Speriamo di riuscire a convincerla, per aiutare almeno lei, il marito e gli altri figli con la terapia antiretrovirale.
Ci siamo così tanto abituali all'AIDS che spesso non ci badiamo più: un caso come quello descritto ci ripropone tutta la drammaticità di questa infezione, certamente ora più controllabile che in passato, ma ancora fortemente letale, soprattutto in certe parti del mondo ed in età pediatrica.

Fr Beppe


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