Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


venerdì 30 dicembre 2016

Che dire?

Avevamo ricevuto NN in una condizione tremenda durante lo sciopero della sanità di ottobre.
Aveva lesioni cutanee estesissime che parevano addirittura ustioni, ma la storia ci ha fatto comprendere che non si trattava di bruciature, ma di lesioni da scivolamento sull’asfalto.
A quanto pare NN era un ladro ed aveva rubato o tentato di rubare un mototaxi. Era stato però raggiunto dalla folla che aveva tentato il linciaggio: era stato legato per i piedi e trascinato sull’asfalto con un altro mototaxi...ecco da dove venivano quelle “ustioni” estesissime su tutto il corpo.
Probabilmente era stato anche picchiato selvaggiamente perchè aveva fratture agli arti superiori e ad un femore, oltre che alla mandibola.
Non era stato ucciso solo perchè la polizia era riuscita ad intervenire prima che la folla finisse il lavoro.
A noi la storia pregressa dei pazienti non interessa: per noi lui è solo un malato che ha bisogno di noi.
Lo abbiamo pian piano guarito dalle lesioni cutanee; lo abbiamo operato più volte, sia al femore che agli arti superiori.


Abbiamo anche fatto un intervento di cerchiaggio dei denti, in modo da fissare la mandibola.
NN è pian piano migliorato. Ha imparato a deambulare con le stampelle, nonostante avesse gessi ad entrambe le braccia. Si nutriva con una cannuccia attraverso i denti bloccati dal nostro cerchiaggio.
Naturalmente non aveva soldi per pagare l’ospedale e le nostre cure.
Dopo essere stato con noi per due mesi, un giorno mi ha chiesto di lasciarlo andare.
Sarebbe andato in chiesa ed avrebbe chiesto al pastore ed ai cristiani di fare delle raccolte fondi per pagare il conto.
Naturalmente non gli ho creduto. Dicono tutti così ma non torna mai nessuno a pagare.
L’ho comunque lasciato libero di andare, con medicine e stampelle.
Sarebbe stato inutile tenerlo ancora...era guarito.
NN però ha fatto uno sbaglio madornale, diciamo letale nel senso letterale del termine: è tornato nel suo stesso villaggio.
Avrebbe dovuto sparire a lungo e andare a vivere molto lontano.
Quello che ho saputo da alcuni dipendenti che vivono in quella località è che NN non è riuscito neppure a spendere una notte a casa: la folla lo ha riconosciuto ed ha finito il lavoro lasciato incompiuto.
Lo ha bruciato vivo...dando così compimento ad una giustizia popolare tremenda, violenta ed altamente ingiusta.
NN può anche aver rubato, ma perchè ucciderlo?
Avrebbe potuto essere denunciato e magari anche mandato in carcere per un po’. Invece è morto e gli è stata così negata ogni possibilità di ravvedimento.
Penso a tutto il lavoro che abbiamo fatto per lui, ma soprattutto mi spiace per quella giovane vita sacrificata ad un concetto di giustizia che non condivido affatto.

Fr Beppe


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