Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 27 dicembre 2016

Due rotture di milza di seguito

La giornata è convulsa come sempre in questi giorni...oggi poi tutto è più duro in quanto ci siamo alzati all’una stanotte per un cesareo.
A metà pomeriggio, quando la lista operatoria è a buon punto, mi presentano un bambino di 10 anni che è caduto da un albero di mango...strano che non abbia fratture, penso tra me e me!
Ha però un dolore addominale intenso e cammina leggermente incurvato in avanti perchè la stazione eretta gli è dolorosa.
Faccio l’eco e vedo una notevole quantità di fluido corpuscolato in addome.
Brutta cosa!
Non ho molti dubbi e richiedo che immediatamente venga preparato per la sala operatoria.
A seguire mi presentano un uomo sui venticinque anni: la sua storia è del tutto diversa da quella del ragazzo. In cartella leggo infatti che è caduto dalla motocicletta la sera di Natale mentre era ubriaco fradicio.
Come già il bambino appena visitato, pure lui riesce comunque a camminare, anche se gli occhi sono incavati ed ha una vaga “facies peritonitica”.
Nuovamente nel suo caso l’ecografia dimostra liquido denso in addome: spero quasi che sia un cirrotico, vista la sua abitudine al bere. Mi fa paura l’idea di avere due addomi acuti dopo le cinque del pomeriggio. Eseguo estemporaneamente una paracentesi esplorativa, nella speranza di recuperare liquido ascitico: ed invece anche nel suo caso si tratta di sangue, e dall’eco pare proprio che in addome ce ne sia tanto.
Anche questo paziente va preparato per la sala!


Operiamo prima il bambino: aspiriamo una quantità industriale di sangue dalla cavità peritoneale, laviamo con fisiologica, ispezioniamo con cura e troviamo quello che temevamo: milza spappolata.
Non ci sono alternative alla splenectomia!
E’ ormai un intervento che non mi spaventa più di tanto e finiamo in tempi ragionevolmente brevi. Mbabu è bravissimo come sempre a svegliare il piccolo e quasi subito possiamo iniziare la seconda emergenza.
L’età è diversa; le circostanze dell’incidente completamente differenti, ma il quadro addominale che ci troviamo di fronte è praticamente la fotocopia del precedente: presenza massiva di sangue in addome, milza rotta e da asportare. In questo paziente facciamo un po’ più di fatica perchè è un giovane un po’ “corposo” e la milza è davvero profonda in addome.
Ma la mano del Signore ci aiuta anche questa volta e la splenectomia riesce bene, senza complicazioni.
Li ho visti entrambi in reparto poco fa.
Sono tranquilli e stabili.
Stanno ricevendo sangue perchè fortunatamente avevamo un po’ di sacche in emoteca.
Forse anche per queste due persone umilmente possiamo pensare che abbiamo salvato loro la vita, soprattutto pensando allo sciopero che ancora continua.

Fr Beppe


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