Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

giovedì 1 dicembre 2016

Finalmente al tetto

Pericoloso e lungo è stato il lavoro di posa delle capriate del tetto al secondo piano della nuova costruzione.
I muratori hanno sempre lavorato senza la benchè minima misura di sicurezza.
Li vedi camminare come equilibristi sui cornicioni ad altezze da vertigine. Stranamente appaiono tranquilli ed a loro agio, come se fosse la cosa più normale del mondo.
Li guardi con sgomento mentre, in bilico sul vuoto, armeggiano con carrucole e corde per issare i pesanti tralicci di ferro che sosterranno le lamiere ondulate.
Credo che in pochi giorni il tetto sarà ultimato completamente. esprimiamo un grazie infinito all'Associazione Volontari Missioni Cottolengo di Torino che fedelmente e con estrema efficienza ci ha procurato in fondi per continuare i lavori e per ultimare il nuovo laboratorio analisi in tempi davvero molto brevi.
Grazie di cuore a tutti i benefattori.
Preghiamo per tutti coloro che ci aiutano con le loro offerte.

Fr Beppe



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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