Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 8 gennaio 2017

Orto Chaaria

Dati raccolti qua e là in letteratura indicano che nei Paesi in Via di Sviluppo, le fratture sono molto più frequenti che nei Paesi Occidentali: si tratta di incidenti della strada, di cadute dall'alto, ma anche di atti di violenza.
Moltissimi non possono avere cure adeguate: ecco quindi che una frattura spesso significa poi infezione, osteomielite, amputazione...talvolta setticemia e morte.
I pazienti che non possono permettersi un intervento ortopedico sovente vengono abbandonati in ospedali governativi dove sono messi in lettini da trazione a volte per anni...ma senza mai ottenere un buon callo osseo. 
Va da sè che questi sventurati sono a rischio di embolie polmonari, piaghe da decubito ed infezioni nosocomiali...oltre che di abbandono da parte dei familiari.
Ho letto recentemente che i morti per complicazioni da fratture nel "Terzo Mondo" sono di più di quelli causati dalla malaria o dall'HIV.
Inoltre una frattura rende disabile e depaupera spesso una famiglia di colui che con il suo stipendo portava qualcosa da mangiare sul tavolo: ecco quindi che in questi Paesi una frattura può voler dire famiglie spezzate, matrimoni che si disgregano, figli che non possono andare a scuola, tanta sofferenza psicologica oltre che fisica.


Credo dunque fortemente che l'impegno di Chaaria nel campo dell'ortopedia-traumatologia sia assolutamente centrale ed aiuti moltissima gente che altrimenti finirebbe per essere storpia per tutta la vita, inutile, abbandonata e costretta alla miseria.
Negli ultimi tre mesi a Chaaria abbiamo curato chirurgicamente con placca, chiodo endomidollare od altri mezzi di sintesi più di 150 pazienti...adulti e bambini.
Chissà quante famiglie sono state salvate e riunite nuovamente grazie ai nostri interventi ortopedici!
Tra tutti vorrei citare il caso della bambina morsa dal serpente a cui tibia e perone si erano piegati come un arco. 
La bimba aveva una gamba più corta dell'altra ed era così deforme da non andare più a scuola a motivo della stigmatizzazione, oltre che della disabilità: ora, dopo l'intervento del Dr Cara, ha ancora il gesso, e certamente ci vorranno nuove operazioni per renderla completamente normale, ma la sua gamba è già dritta e la bimba ha ripreso ad andare a scuola.
Ogni guarigione è importante ed ha un impatto sociale incommensurabile!
Oserei però dire che una guarigione da una brutta frattura che magari aveva "azzoppato" e reso disabile una persona per mesi ed anni, ha un impatto ancora maggiore, perchè non si tratta solo di guarigione dalla malattia, ma dalla disabilità che aveva reso quella persona improduttiva e "di peso" nel suo nucleo familiare.
La chirurgia ortopedica con impianti gratuiti per le persone povere, possibile a Chaaria da anni grazie al gruppo Volontari Sardi Karibu Africa ed ora anche grazie a Sign Fracture International, ha un'importanza sociale che solo con il tempo riusciremo ad apprezzare fino in fondo.

Fr Beppe








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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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