Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 1 marzo 2017

Ironico e Kafkiano

La giornata di oggi è un susseguirsi di emergenze continue, di cesarei a ritmo incalzante anche ora che sono quasi le 24.
I pazienti ambulatoriali non finivano proprio mai e la seduta operatoria è stata tremenda.
Sono sotto tiro da ormai 16 ore continuative, senza neppure una pausa per pranzo o cena...e non so a che ora finirò.
Oggi ci è successa anche una cosa bruttissima a cui mai faremo l'abitudine: un paziente è morto subito dopo un intervento chirurgico in sala. La sensazione che provo in quei momenti è di totale sconforto e confusione.
E proprio in una situazione del genere, con pazienti ovunque, con mamme che non sappiamo più dove mettere in maternità, con due o tre pazienti per letto, con una coda inferocita di 400 malati che urlavano per essere visitati dopo aver atteso per molte ore, è venuta una supervisione governativa che ha notato delle irregolarità nei documenti dell'ospedale, e che ha ingiunto la chiusura della nostra farmacia...e quindi praticamente dell'ospedale.


Come potremmo funzionare infatti senza poter dare farmaci nè ai clienti ambulatoriali e nè a quelli ricoverati?
Le irregolarità non sono state dovute a non-curanza o a malizia, ma a indicazioni dateci dalla diocesi, indicazioni che probabilmente non erano così corrette ed aggiornate.
abbiamo certamente sbagliato, ma in buona fede.
Con fatica e con sofferenza siamo riusciti ad ottenere dalla commissione di vigilanza di non chiudere, con l'impegno di agire subito a rettificare le irregolarità nella documentazione dell'ospedale.
Sono triste e depresso.
Meno male che siamo ancora aperti, anche se sotto condizione.
Noi quei documenti non li avevamo fatti perchè ci avevano detto che non servivano e che eravamo comunque protetti dalla registrazione dell'ospedale.
Però mi è sembrato così fuori luogo minacciare la chiusura dell'unico ospedale aperto in tutta la nostra zona: dove avremmo mandato i 400 pazienti che ancora aspettavano fuori in questo tremendo sciopero infinito?
Come avremmo fatto ad aiutare tutte quelle mamme che ancora ora continuano ad arrivare nella nostra maternità con ogni tipo di complicazioni e che non mi lasciano andare a dormire?
Fr Giancarlo ha già iniziato le pratiche burocratiche per la rettifica delle irregolarità nella nostra registrazione; spero proprio che ce la faremo a matterci a posto...ma che tristezza oggi aver ricevuto questa minaccia in una situazione come quella che stiamo vivendo, dopo che da mesi e mesi neppure so cosa voglia dire una notte ben riposata od un giorno in cui si lavora meno di 16 ore, dopo che non abbiamo mai detto di no ad alcun paziente ventiquattr'ore al giorno!
Il Signore lo sa.
Chaaria appartiene a Lui, e Lui saprà come proteggerci, anche per il bene di tutti quei poveri che altrimenti non avrebbero finanze sufficienti per farsi curare.
Pensateci depressi e tristi, impegnati nel cuore della notte per continue emergenze che sembrano non voler finire, ma motivati fortemente a non chiudere le nostre porte a chi ha bisogno di noi.

Fr Beppe


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