Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 28 febbraio 2017

Una diagnosi un pò anomala

Dieci giorni fa si era presentata nel nostro ospedale una giovane donna che lamentava febbre e dolori addominali. Aveva sulla faccia delle lesioni che ricordavano molto il lupus vulgaris della tubercolosi, ma diceva di averli da molto tempo.
L'ecografia addominale ha dimostrato la presenza di una grossa massa solida a livello ciecale ed una serie di linfonodi paraortici dilatati.
Abbiamo pensato ad un tumore intestinale con metastasi peritoneali, anche se la donna aveva soltanto 30 anni età.
Eravamo indecisi se tentare l'intervento oppure se dichiarar la malata inoperabile. Le abbiamo rivelato la nostra ipotesi diagnostica ed anche la prognosi che ci pareva davvero infausta. 
Lei ha accettato in modo stoico la notizia del possibile cancro in fase avanzata, ma ci ha detto che non avrebbe avuto i mezzi finanziari per andare a Nairobi al fine di iniziare la chemioterapia.
Ci turbava la febbricola, ed anche il fatto che i globuli bianchi non erano aumentati nonostante l'ipertermia.
Eravamo indecisi tra il tentativo eroico di un intervento chirurgico e la scelta della terapia palliativa.
Alla fine abbiamo deciso di intervenire, anche perchè temevamo che la malata si potesse occludere da un momento all'altro: "se siamo fortunati facciamo una emicolectomia e togliamo tutti i linfonodi neoplastici; se invece la cosa si manifestasse impossibile, tenteremo delle anastomosi che by-passino il tumore ed impediscano alla malata di morire occlusa".


Aprendo il peritoneo abbiamo visto che la massa non era solo del cieco, ma di tutto il colon ascendente.
L'aspetto però a me era familiare e non mi pareva affatto maligno... mi ricordava qualcosa di infettivo: ho preso in mano l'organo che appariva durissimo; la sierosa che lo ricopriva era però intatta e liscia, pur essendo edematosa. La massa non proseguiva oltre la flessura epatica e pareva interessare solo la parete mediale del colon destro... ragion per cui la paziente era ancora canalizzata.
La cosa più impressionante erano degli enormi linfonodi su un mesentere edematoso e molto ispessito.
"A me non pare un tumore", ho detto a Makena. "La mia impressione è quella di un tubercoloma del colon; non dobbiamo fare l'emicolectomia, ma solo una biospia linfonodale per confermare la diagnosi: se ho ragione infatti, la terapia è medica e la giovane donna potrà guarire completamente. La biopsia non la farei sull'intestino, per evitare che si creino delle deiscenze".
Dopo una adeguata riflessione con i due colleghi abbiamo deciso di procedere secondo le mie indicazioni. I linfonodi che speravamo di rimuovere interi erano invece colliquati e contenevano materiale chiaramente caseoso... cosa che mi ha molto rincuorato ed ha rafforzato l'ipotesi diagnostica.
L'intervento è stato quindi più breve del previsto ed il post-operatorio è stato buono e senza complicazioni.
L'istologico è arrivato oggi ed ha confermato la diagnosi di tubercolosi intestinale.
La donna sta davvero bene ed ha già iniziato la terapia anti-tubercolare che dovrà continuare per un totale di sei mesi.
E' stata una paziente davvero fortunata: le avevamo parlato di un tumore maligno praticamente inoperabile, ed invece ora le abbiamo dato la bella notizia che la sua patologia è del tutto curabile con le medicine. Siamo veramente contenti di come sono andate le cose.
La tubercolosi addominale ha manifestazioni proteiformi: a volte abbiamo clienti con asciti di eziologia sconosciuta ed, in assenza di cirrosi epatica, insufficienza renale o scompenso cardiaco, facciamo diagnosi di tubercolosi addominali tramite prelievo di liquido ascitico ed esame citologico. Altre volte mi è capitato di operare delle persone con chiarissimi segni di peritonite: all'atto chirurgico però non abbiamo identificato perforazioni viscerali; abbiamo invece trovato solo un po' di liquido essudativo in peritoneo, ed un intestino estremamente infiammato e tempestato in tutta la sua lunghezza da una miriade di granellini bianchi, grossi come chicchi di riso. Il prelievo bioptico su uno di queste lesioni aveva poi rivelato la presenza di TBC.
Avremmo dovuto pensare subito alla tubercolosi nella nostra paziente, perchè aveva febbre senza leucocitosi e mostrava sul collo segni di lupus vulgaris. Ci siamo arrivati in modo un po' contorto, ma l'importante è che siamo giunti alla diagnosi corretta, una diagnosi per altro fausta e con prognosi ottima.

Fr Beppe


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