Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

giovedì 6 aprile 2017

La maternità: i suoi pesi e le sue gioie

Posso dire con estrema sicurezza che la maternità è la fonte del 90% delle nostre emergenze e delle nostre chiamate notturne.
Ovviamente, se Chaaria non avesse la maternità, sarebbe davvero raro essere chiamati di notte: quasi sempre infatti l’urgenza notturna è per un cesareo, un raschiamento od una placenta ritenuta.
La lista operatoria sarebbe molto più facile da organizzare, se non ci fosse la maternità, dal momento che le emergenze non ostetriche sono piuttosto rare: sono proprio le emergenze ostetriche che spesso ci impediscono di completare la lista degli interventi programmati!
Se non riesci a staccare alla domenica pomeriggio è quasi sempre per uno o più cesarei...rare sono le volte che in sala ci devi stare per un addome acuto o per una pangata!
Ma, se Chaaria non avesse la maternità, sarebbe ancora Chaaria?
Secondo me, non sarebbe la stessa cosa: sarebbe in qualche modo tutto più triste e meno entusiasmante.
La maternità è infatti non solo il settore più pesante, almeno per il sottoscritto, con le sue richieste di essere “di guardia” sempre... essa è anche la parte dell’ospedale che amo di più e che maggiormente mi gratifica.
E’ proprio lì che ricevo i “grazie” più sinceri dalle giovani mamme; nel resto dell’ospedale trovare qualcuno che ringrazia è davvero raro!


E poi, il mistero di una vita che nasce è sempre troppo emozionante, ed ha il potere di lavarmi via la stanchezza, anche se il cesareo mi sveglia nel cuore della notte.
La maternità in qualche modo anche fa da contraltare a tutte le morti che spesso ci pesano sul cuore: qui diventiamo “datori di vita” nel senso letterale del termine e ci sentiamo collaboratori dell’eterna opera di creazione di Dio. Aiutare una vita a nascere, magari dopo che qualcuno ti è morto in sala, è un’esperienza che non si può spiegare a parole: ti rende migliore e più forte.
Ricevere una donna sfinita da un’altra struttura rurale dopo ore in ambulanza su strade sterrate; vederla sporca ed in preda a dolori lancinanti; sentire dalla sua bocca l’angoscia che il figlio sia già morto nel suo ventre...e poi, pochi minuti più tardi, darle un pupo che piange, grazie ad un cesareo di emergenza, è un’esperienza che rincuora ed incoraggia ad andare sempre avanti, nonostante stanchezza e sconfitte varie.
La maternità è bella, angosciante a volte quando il neonato non ce la fa e la mamma è disperata, ma è pur sempre un’esperienza esaltante.
E come tutte le cose belle, la maternità costa un sacco di sacrifici, che comunque sono davvero contento di fare.
Saremo presto in grado di offrire servizi di maternità completamente gratuiti: qualcuno mi ha scoraggiato e mi ha detto che in questo modo è come se firmassi la mia condanna al suicidio; è come se si ritornasse a situazioni ingestibili come quelle dello sciopero...mi dicono che di notte non si dormirà più a causa di molti cesarei.
Ma io so che siamo sopravvissuti anche durante lo sciopero, e so anche che la “free maternity” con tutte le altre strutture sanitarie aperte non ci devasterà così tanto come in quei mesi: certo aumenterà l’impegno; ci saranno più parti; sicuramente ci saranno più chiamate di notte...ma sono entusiasticamente pronto a tutto questo.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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