Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

martedì 18 aprile 2017

Pasquetta?

Che cosa sarà mai sta' Pasquetta?
Tale parola non ha infatti molto significato qui a Chaaria.
Da sempre la gente qui non rispetta la giornata festiva che segue la domenica di Pasqua e si precipita  in ospedale: sarà perchè pensa che ci sia meno da attendere e che ci sia meno gente in ambulatorio...o forse sarà perchè molte altre strutture sono chiuse nelle giornate festive e quindi noi siamo un po’ l’unica opportunità.
Fatto sta che oggi, dopo la messa in cappella alle 6.30 del mattino, non siamo più riusciti a sollevare la testa...pazienti e sala operatoria a ritmo incalzante: chi ha fatto la parte del leone oggi è stata l’ortopedia, mentre la maternità ci ha lasciati stranamente tranquilli: un cesareo, qualche parto, ma certamente non i ritmi consueti di Chaaria.
In sala, nonostante il personale ridotto a causa della festività, siamo riusciti ad operare ben tre bruttissime fratture di femore, tutte causate da tremendi incidenti con il mototaxi.
Anche oggi ho potuto contare sulla preziosa collaborazione della dottoressa Makandi, che non ha voluto far festa ed è venuta per il suo consueto volontariato a Chaaria.
Insieme siamo riusciti ad aiutare persone malconce a meno di 24 ore dall’incidente che aveva causato la frattura: se penso che fino ad alcuni mesi fa questi pazienti avrebbero languito per mesi in un reparto di qualche ospedale governativo, nella vana ricerca di abbastanza dei soldi necessari per comprare l’impianto ortopedico necessario, mentre oggi approdano a Chaaria anche il giorno di Pasqua, sono operati il giorno di Pasquetta e l’indomani cominciano la mobilizzazione con stampelle, senza pagare uno scellino per l’impianto...beh! onestamente mi sento commosso ed anche un tantino orgoglioso.



Oggi sento di dover ringraziare di cuore tutto il personale della sala operatoria e della sterilizzazione: per i chiodi endomidollari di “Sign” abbiamo infatti un solo set chirurgico, e quindi oggi è stato un grandissimo lavoro di collaborazione e di impegno che ci ha permesso di operare, lavare gli strumenti e risterilizzare in tempi davvero da record. Abbiamo lavorato come orologi svizzeri; abbiamo operato con “ferri” roventi ed appena tirati fuori dall’autoclave, ma abbiamo servito tutti.
La nostra Pasquetta non ci ha permesso gite fuori porta, ma sapere che abbiamo rimesso in piedi tre persone gravemente fratturate che tra cinque giorni saranno a casa, ci dà ugualmente una bella sensazione di pienezza e di gioia.

Fr. Beppe Gaido

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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