Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 9 aprile 2017

Quando il week end diventa invivibile

Il passare del tempo a Chaaria è un po’ strano, in quanto non ci sono più soluzioni di continuo tra il giorno e la notte, ma soprattutto non ci sono più spazi di recupero nel fine settimana.
Il sabato è diventato un giorno lavorativo a tutti gli effetti, soprattutto per quanto riguarda la sala operatoria, dove cerchiamo di servire tutti gli operandi ancora in attesa e lasciati indietro durante i giorni infrasettimanali a motivo del superlavoro.
Anche alla domenica mattina c’è sala operatoria, per il motivo suddetto...ormai questa cosa è ordinaria.
Ci si riposa un po’ al pomeriggio della domenica, sempre sperando che la maternità sia tranquilla e che non arrivino emergenze varie.
Poi ci sono week end come quello odierno: sabato tremendo, con pesante lista operatoria finita alle 18.30, e continuata poi subito dopo con un cesareo urgente per prolasso di cordone e quindi con una laparatomia per una perforazione intestinale. Con grande gioia abbiamo salvato la vita del neonato, che in sala ha pianto subito...evento quasi miracoloso, considerando che la donna arrivava in ambulanza da Mukothima, dopo due ore di trasporto su strada sterrata e molto difficile.


Ieri quindi siamo entrati in sala alle 8 di mattina e ne siamo usciti stremati all’1 di notte.
Stamattina, quando è suonata la sveglia, mi sentivo un automa.
Ma la domenica si è presentata subito molto complessa: una lista operatoria programmata di 3 interventi che, con un po’ di fortuna avremmo potuto finire verso le 14, iniziando subito dopo Messa; e poi una serie di emergenze che quasi ci aspettiamo ogni domenica per la solita legge di Murphy.
Pochi minuti dopo la celebrazione delle palme infatti è arrivata la prima “rogna”: un uomo con chiari segni di peritonismo ed addome acuto. Ovviamente abbiamo dovuto intervenire d’urgenza!
E siccome poi piove sempre sul bagnato, è venuto via il catetere ad un paziente a cui Pietro aveva fatto una difficile plastica uretrale: anche lui va rioperato oggi. Se si aspetta domani, la plastica potrebbe risultare del tutto impossibile da riparare.
Poi, naturalmente, alla domenica è normalmente agguerrita anche la maternità, dove abbiamo ben tre cesarei urgenti da fare.
Nel week endo siamo sotto staff, ci sono le pulizie generali settimanali delle sale operatorie, e quindi vi lascio immaginare il caos di oggi...e purtroppo questa non è un’eccezione.
Direi che purtroppo sta diventando la normalità: per questo, alla fine di una domenica così in cui non hai staccato per niente, non ti rendi neppure più conto che sia stata festa.
Non sai nemmeno più in che giorno vivi: lunedì, sabato e domenica sono infatti praticamente uguali.

Fr Beppe


Nessun commento:

Guarda il video....