Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 22 aprile 2017

Tornare a Chaaria

E' come tornare a casa.
Lo desideri con tutto il cuore.
In effetti ti sono mancati molto i malati, i collaboratori, ed anche la routine dell'ospedale, che ormai è come un figlio per te: l'ospedale ti fa penare, ti stanca all'inverosimile, ti carica di problemi e di sofferenze...ma poi ti manca da morire quando non ce l'hai.
Credo che succeda lo stesso ai genitori!
Staccare qualche volta è necessario, per ricaricare le batterie, e di questo ringrazio tanto il Signore.
Tornare è insieme una gioia immensa (sei accolto con calore e ti senti ripetere con il cuore: "ci sei mancato molto"), ma è anche una grande fatica: normalmente ti ritrovi molto lavoro accumulato, pazienti arretrati, operazioni non fatte ed ancora in attesa, esami diagnostici posticipati fino al tuo arrivo.
Nelle prime ore dopo il ritorno ti senti un po' sopraffatto ed hai l'impressione di non farcela a recuperare quanto si è accumulato.
Ma poi, la serenità ritrovata, la mente ed il fisico ristorati e freschi, ti aiutano a organizzarti, e pian piano recuperi tutto.


Domani comunque è meglio che facciamo due operazioni dopo la Messa, per evitare di avere una lista di interventi arretrati troppo lunga.

fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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