Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

giovedì 4 maggio 2017

Essere malati a Chaaria

E' sempre un'esperienza un po' particolare perchè in genere il lavoro è così tanto e le responsabilità così pressanti che è impossibile pensare di fare come fanno i dipendenti, e cioè prendersi due giorni di mutua e riposare, oltre che prendersi le terapie.
Questa cosa vale sia per me che per fr Giancarlo.
E' normale per entrambi curarsi continuando a lavorare.
Qualcuno mi dice che si tratta di mania di onnipotenza, e che dovrei invece assolutamente staccare; altri mi dicono: "guarda che Dio è uno solo...e non sei tu".
Onestamente non mi sento Dio, quando decido di lavorare pur sentendomi malato.
E' ovvio che mi metterei a letto se non ce la facessi a stare in piedi; è normale che mi farei operare se ce ne fosse bisogno; sarebbe obbligatorio stare lontano dai malati se avessi una malattia contagiosa... ma è per me altrettanto lampante il fatto che, nei limiti del possibile, bisogna curarsi in piedi, essendo presenti e cercando di dare il massimo per gli altri, non perchè ci si sente indispensabili, ma perchè, umilmente ma consapevolmente, si ha la certezza di essere molto utili a questa macchina sempre più complessa che è Chaaria.
In questi giorni ho avuto una parassitosi intestinale da ameba e giardia; onestamente sono stato parecchio male, ma sono riuscito a stare in piedi, e, con la terapia medica, sono stato in grado persino di operare, di fare ecografie e gastroscopie, ed addirittura di sorridere alla gente, pur con i crampi addominali che mi devastavano.
Ora sto meglio; sorridere mi costa di meno che negli ultimi tre giorni.
Mi rimane più che altro quella sensazione bruttissima che in bocca ti lascia il metronidazolo, farmaco secondo me davvero tremendo anche se efficace.


So che mi son preso i parassiti con l'insalata, che è un po' il cibo immancabile nella mia dieta...nonostante la parassitosi odierna, non credo che riuscirò a farne a meno.
Adesso sono praticamente guarito; riposo meglio di notte (che brutta l'insonnia!), e sono certo che le forze pian piano mi ritorneranno nei prossimi giorni.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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