Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 3 maggio 2017

Shantel Kangai

E' una deliziosa bambina di un mese e sette giorni.
Ci è stata portata oggi, ed anche lei ora fa parte della piccola famigliola dei nostri orfanelli, che al momento sono sei.
La sua mamma era una ragazza di 16 anni che ha partorito a casa ed è morta di sepsi puerperale.
Shantel viene da Nchiru, sulla strada per Tuuru.
Il padre è sconosciuto: forse un ragazzo del villaggio, forse un compagno di scuola...chi lo sa?
Chissà se questo babbo ignoto ora si sente in colpa al pensiero che la ragazza da lui messa incinta è morta; chissà cosa prova a sapere che la sua figlioletta è in un orfanotrofio, non vedrà mai la mamma e non saprà mai chi è il padre!
Domande inutili e senza risposta!
Quello che sappiamo è che Shantel ha bisogno ora di una famiglia, quella famiglia che la vita le ha tristemente negato, e cercheremo con tutto il cuore di essere all'altezza di questo compito.


L'accogliamo e le vorremo bene, faremo di tutto per farla crescere sana, ed il più possibile felice.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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